The Devil Plays Guitar – Quando il Cinema Incontra il Metallo


Se in passato abbiamo tirato fuori una lista di copertine di dischi direttamente ispirate ad alcuni film di culto, oggi cambiamo argomento tornando comunque a parlare sia di cinema che di musica (ma sotto una nuova prospettiva). Considerando che ci piace sia l’horror che il metallo e considerando che l’immaginario satanico è ancora più affascinante se ci sono due chitarre a scatenare l’inferno, finalmente siamo pronti a scrivere un breve resoconto sul rapporto tra cinema e musica heavy metal, un legame non sempre andato a buon fine ma sul quale c’è molto da raccontare.
Questa carrellata di pellicole non è ovviamente esaustiva, ma vuole cercare di mettere insieme alcuni titoli tra i più famosi dove il ruolo di queste sonorità (o di chi le ascolta) è alla base del film stesso: incontreremo dunque tanti metallari, alcuni sgangherati, altri con la testa sulle spalle, altri ancora tanto spassosi quanto ingenui. Dalla lista però abbiamo escluso due tipologie di opere, in primo luogo i documentari (sui quali ci sarebbe da fare uno speciale a parte, anche se di recensioni al riguardo ne abbiamo scritte parecchie) e in seconda battuta i biopic duri e puri, ovvero quei prodotti di finzione che ricostruiscono la carriera di una band o di un musicista in particolare.
Questi sono nove film molto diversi tra loro, sia per il significato che per l’epoca di riferimento, con il primo che in realtà di heavy metal ha soltanto il titolo (tra poco scopriremo perché lo abbiamo incluso all’interno di questa retrospettiva). Buona lettura!

HEAVY METAL (1981) di Gerald Potterton

Questo film di animazione prende il nome da un’omonima rivista di fumetti nata durante i 70s e molto apprezzata in terra statunitense. L’opera è divisa in vari episodi nei quali si alternano situazioni molto care agli amanti della musica in esame, non a caso “Heavy Metal” coniuga il fantasy all’epico più pacchiano, lasciando anche molto spazio alla violenza. Ma se non ci sono metallari in azione, perché stiamo parlando di questo lungometraggio? Semplice, perché a parte una sontuosa colonna sonora in cui figurano Black Sabbath, Nazareth, Trust e Sammy Hagar, questa pellicola è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo dell’immaginario epic metal degli anni ottanta. Senza “Heavy Metal”, forse alcune copertine di band come Heavy Load, Omen o Manilla Road sarebbero state ben diverse da quelle che conosciamo. Nomen omen, come direbbero i latini.

HARD ROCK ZOMBIES (1985) di Krishna Shah

Benvenuti in quello che potrebbe essere tranquillamente un film della Troma (fu invece distribuito dalla Cannon). Una band hair metal (almeno nel sound) è in viaggio verso una remota città chiamata Grand Guignol, un luogo dove si annida il male più assoluto: lupi mannari, nani assassini, pervertiti sessuali e persino Hitler in persona! Una volta uccisi, i membri del gruppo risorgono a nuova vita come vendicativi zombi, per un finale scoppiettante ma completamente privo di senso. Ok, questo è un film di merda, ma se per caso vi capitasse sotto gli occhi, dategli comunque uno sguardo, perché la pura follia weird di questi fotogrammi ha sempre la sua becera attrattiva. Qua e là ci sono degli intermezzi musicali abbastanza insipidi, nonostante una colonna sonora firmata Paul Sabu (un chitarrista/produttore apprezzato per varie collaborazioni con gente del calibro di W.A.S.P. e Alice Cooper). Un simpatico disastro.

MORTE A 33 GIRI (1986) di Charles Martin Smith

Conosciuto soprattutto con la denominazione originale “Trick Or Treat”, “Morte A 33 Giri” è il titolo heavy metal anni ottanta per eccellenza. Qui si comincia a parlare di messaggi subliminali e di dischi fatti girare al contrario, mentre sullo schermo passano in rassegna album e poster di gruppi all’epoca amatissimi (Judas Priest, Mötley Crüe, Anthrax, Megadeth e persino Possessed). Il protagonista è il classico nerd costretto a combattere i pregiudizi borghesi della società americana del periodo, un ragazzino aiutato dal suo idolo prematuramente defunto ma ancora attivo nell’oltretomba. Qui c’è Gene Simmons (Kiss), c’è Ozzy Osbourne che fa il reverendo, c’è una buona colonna sonora firmata dai Fastway ma manca all’appello Blackie Lawless, il quale rinunciò al ruolo di protagonista in seguito a una diatriba con la produzione. Una pellicola imperfetta ma ancora oggi imprescindibile per i nostalgici della vecchia scena.

EL DÍA DE LA BESTIA (1995) di Álex De La Iglesia

Saltiamo direttamente al 1995 con un cult movie assolutamente da non perdere, lo spassoso “El Día De La Bestia” di Álex De La Iglesia (da anni nome di spicco del cinema di genere iberico). In questo caso il metal non è al centro delle vicende, ma la carne messa sul fuoco è davvero tanta per gli appassionati di queste sonorità: l’Anticristo sta per manifestarsi tra le strade di Madrid, non resta dunque che affidarsi a un prete, a un ciarlatano e a un metallaro per salvare l’umanità dalla catastrofe. Il personaggio di José María è fantastico, una spalla comica che il regista carica volutamente di tutti gli stereotipi possibili. In poche parole, un metalhead da amare incondizionatamente! Sono poi molto divertenti i vari siparietti al limite del grottesco con il prete, dove ovviamente vengono storpiati i nomi di alcune band (ecco che i Napalm Death diventano i Napalm Dez). Horror e commedia nera ai massimi livelli.

HESHER (2010) di Spencer Susser

Con il nuovo secolo, anche il cinema drammatico si è ispirato al metallo pesante, come nel caso di Hesher, un film ambientato nella profonda provincia americana. Gli amanti dei Metallica possono farsi avanti senza problemi, perché il nostro protagonista (interpretato da un bravo Joseph Gordon-Levitt) è stato idealmente plasmato sulla scia del compianto Cliff Burton (molte sono infatti le similitudini che legano Hesher al defunto ex-bassista dei four horsemen). I caratteri sulla locandina citano ancora la band californiana, mentre la colonna sonora ci regala dei pezzi storici come “Motorbreath”, “Fight Fire With Fire” e “Battery”. La trama invece segue la vita di un ragazzino allo sbando, con la mamma morta da poco e il padre depresso. Tocca allo sconclusionato e sboccato Hesher prendere in mano il destino del giovane, per un’elaborazione del lutto sicuramente sui generis dalla quale emerge uno spirito libero e anarchico tutto da gustare. Visione consigliata.

METALHEAD (2013) di Ragnar Bragason

Dopo soli tre anni, è l’Islanda a proporci un nuovo doloroso drama di ispirazione metal. Ancora una volta, è il tema dell’elaborazione del lutto a trascinare le vicende sullo schermo: la giovane Hera, dopo aver assistito impotente alla tragica morte del fratello maggiore Baldur, intraprende lo stesso percorso della vittima, cominciando a suonare la chitarra e vestendosi esattamente come faceva un tempo il povero malcapitato. Per una metallara dall’indole ribelle non è facile però rapportarsi con una piccola comunità rurale piuttosto bigotta, ne consegue quindi un’emarginazione sociale destinata a sfociare in qualcosa di drammatico. Nonostante una buona soundtrack (con Megadeth e Judas Priest) e una magnifica location nordica, “Metalhead” è un film ambiguo e pieno di luoghi comuni sul metal, un lavoro capace di perdere la bussola quando tre metallari provenienti dalla Norvegia (i cui nomi ricalcano quelli dei Mayhem) aiutano la ragazza a ricostruire una chiesa data alle fiamme. Dai, non lo farebbero neppure quelli dell’azione cattolica!

DEATHGASM (2015) di Jason Lei Howden

Questa è una commedia horror destinata a diventare un piccolo classico per gli amanti del metallo pesante, un film diviso tra esilaranti momenti splatter e trovate degne del miglior Sam Raimi. Il riferimento principale di questo regista neozelandese non è dunque un segreto, ma è la componente metal a traboccare fuori da ogni poro, una giostra di citazioni che vanno dai Manowar agli Emperor, passando per gli Immortal e i Judas Priest. “Deathgasm” è il nome della band messa in piedi da un timido e sottomesso ragazzino di nome Brodie e dal suo amico tosto di nome Zakk: per loro suonare le note di un vecchio spartito ritrovato per caso dopo tanti anni, significa richiamare in vita delle forze demoniache capaci di mettere a ferro e fuoco tutta la città. In questo caso gli stereotipi sono intrisi di tagliente autoironia, per un risultato di assoluto spessore. Borchie, sangue e sei sei sei.

LORDS OF CHAOS (2018) di Jonas Åkerlund

Suvvia, non fate troppo i puristi davanti a “Lords Of Chaos”, perché questo è un film da prendere per quello che è (ovvero una bella presa per il culo nei confronti di Varg Vikernes, il cui personaggio ne esce piuttosto ridimensionato in confronto agli altri). Il nostro Burzum (ovviamente più cicciottello del previsto!) qui se la deve vedere con il rivale Euronymous dei Mayhem, per quella che è stata la vicenda più celebre e chiacchierata tra quelle legate ai famigerati albori della scena black metal norvegese. Se già l’omonimo libro aveva fatto discutere, Jonas Åkerlund peggiora la situazione sbattendoci in faccia una realtà fin troppo artefatta, con dei personaggi che sembrano usciti fuori da una fiction americana. Tuttavia l’opera scorre via alla grande e qualche scena riesce persino a lasciare un segno profondo, come quella del suicidio di Dead, così tragica e perfetta. Colonna sonora da urlo, il resto però continuerà sempre a dividere: un simpatico cazzeggio ben confezionato o uno spudorato affronto verso i propri idoli musicali?

HEAVY TRIP (2018) di Juuso Laatio e Jukka Vidgren

Visto che in Finlandia gli Impaled Nazarene dettano legge da circa trent’anni, era anche giusto chiamare la band protagonista del film con un nome che riportasse in mente gli alfieri di cui sopra: signore e signori, ecco a voi gli Impaled Rektum, ovvero quattro sgangherati metallari con un sogno nel cassetto in procinto di realizzarsi (un festival in Norvegia dove il gruppo è stato invitato a suonare). Se la trama scivola lentamente nel grottesco e nel surreale (con risultati non sempre lucidi), tutto il resto funziona a meraviglia, a cominciare da questi simpatici protagonisti, le cui imprecazioni in lingua finlandese valgono da sole il prezzo del biglietto (c’è sempre un saatana o un perkele infilato in qualche frase!). Intrattenimento assicurato, non ci sono dubbi.

Articolo a cura di Paolo Chemnitz

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