Acasă, My Home

di Radu Ciorniciuc (Romania/Germania, 2020)

Questi giorni ci siamo tuffati a capofitto nella trentaduesima edizione del Trieste Film Festival, una prestigiosa e longeva rassegna con lo sguardo rivolto a est, verso quel cinema non sempre pubblicizzato a dovere dalle nostre parti: lungometraggi, corti e documentari provenienti dunque dai paesi balcanici, dagli stati del blocco ex sovietico e non solo, perché di carne al fuoco qui ce n’è davvero tanta.
La prima pellicola di cui vogliamo parlare è un bellissimo docudrama rumeno già vincitore di numerosi premi in giro per il mondo (dal Sundance a Salonicco). In “Acasă, My Home”, la macchina da presa di Radu Ciorniciuc segue la vita quotidiana della famiglia Enache, un padre, una madre e ben nove figli da sfamare. In realtà nulla di così complicato, perché vivere dentro una baracca nel cuore dell’oasi naturale di Văcărești permette ai nostri protagonisti di pescare nel laghetto o di allevare animali di vario tipo. Ci troviamo però nell’immediata periferia di Bucarest, dove le autorità hanno deciso che quell’enorme area verde deve essere convertita in un parco nazionale. Gli Enache sono così costretti a traslocare con l’aiuto dei servizi sociali: tuttavia qui entra in gioco un cambiamento che per loro non significa affatto miglioramento, perché vivere dentro quattro mura con luce, gas e tecnologia si rivela un boomerang dagli effetti disastrosi. Anche se i ragazzini cominciano a frequentare la scuola e qualcosa sembra muoversi nella direzione giusta, il disagio cresce e non è difficile intuire quanto sia complesso, per la famiglia in esame, l’adattamento alla città.
“Acasă, My Home” è un lavoro duro, amaro e tutt’altro che consolante, un film per certi versi non troppo dissimile da altri prodotti di chiaro taglio documentaristico (pensiamo ai ragazzini americani di “The Florida Project”, luoghi diversi ma esperienze di vita simili). Radu Ciorniciuc riesce veramente a penetrare nell’anima di questi personaggi, carpendo alla perfezione le loro emozioni, la loro rabbia e le loro speranze: lo fa comunque senza alcuna intromissione dall’esterno (non ci sono voci fuoricampo o altri espedienti da inchiesta giornalistica), lasciando invece spazio a una narrazione capace di crearsi da sé, passo dopo passo e azione dopo azione.
Ci auguriamo dunque che “Acasă, My Home” raccolga sempre più consensi con il trascorrere del tempo, anche solo per alimentare il confronto e le riflessioni che possono scaturire da questa visione. Dopotutto la felicità non si misura in ciò che si possiede, forse anche per questo motivo i popoli selvaggi se la passano sicuramente meglio di noi, gli ingordi occidentali. 

(Paolo Chemnitz)

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3 thoughts on “Acasă, My Home

  1. Sono curioso di vederlo dopo aver letto la tua recensione. Intanto oggi ho visto un film di monte hellman bellissimo, strada a doppia corsia,un film che vale almeno quanto easy rider e che al capolavoro di hopper si è chiaramente ispirato ottenendo però un successo immeritatamente minore. È ora che qualcuno faccia una ristampa. Spero possa arrivare una tua recensione.

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