Comizi D’Amore

di Pier Paolo Pasolini (Italia, 1964)

Durante il 1963, Pier Paolo Pasolini si mette in viaggio insieme al produttore Alfredo Bini per trovare luoghi e volti adatti in vista del suo nuovo film “Il Vangelo Secondo Matteo” (1964). Questa riscoperta socio-antropologica dell’Italia gli permette di indagare sugli eventuali progressi dei suoi concittadini in fatto di morale, di libertà sessuale e di altri argomenti per l’epoca scottanti (prostituzione, divorzio, omosessualità). Ne esce fuori un documentario capace di fotografare meglio di qualunque altra cosa la società del periodo, sulla scia di un boom economico a cui purtroppo non è mai corrisposto un boom culturale.
Pasolini intervista borghesi, operai e contadini, ottenendo risposte non solo vaghe, ma spesso ricoperte da una patina di ipocrisia o da un chiaro disprezzo nei confronti del diverso (i gay sono ancora chiamati invertiti). Inoltre non è difficile notare le profonde difformità tra nord e sud, tra i giovani rampanti della Milano bene e i ragazzini di strada di una Sicilia ancora arcaica (le donne non possono uscire da sole, poiché gli uomini sono orgogliosamente gelosi delle loro mogli e delle loro tradizioni). Ciò non significa che dalla Toscana in su le cose vadano meglio, perché l’Italia raccontata da Pasolini è complementare tra nord (la finta emancipazione) e sud (la cultura patriarcale in cui la donna è sottomessa al marito).

In questo mare di ignoranza (dalla quale si salvano una manciata di interventi), c’è anche spazio per qualche breve intromissione del mondo culturale: il regista infatti consulta alcune illustri personalità come ad esempio Oriana Fallaci, Camilla Cederna e Giuseppe Ungaretti, qui interpellato sull’omosessualità (“ogni uomo è fatto in un modo diverso, sia nella sua struttura fisica che nella sua combinazione spirituale, quindi tutti gli uomini sono a loro modo anormali e in contrasto con la natura”).
Tuttavia si rivelano molto interessanti le affermazioni di Alberto Moravia, soprattutto se rapportate all’interno di una prospettiva di larghe vedute, anche relativa al presente: “la persona che si scandalizza vede qualcosa di diverso da se stesso e al tempo stesso di minaccioso per se stesso. Lo scandalo in fondo è la paura primitiva di perdere la propria personalità. La persona che si scandalizza è una persona profondamente incerta”. In poche parole un conformista, aggiunge Pasolini. Ne consegue che per molti individui intervistati il progresso morale, sociale e culturale di una nazione rappresenta persino un pericolo, poiché è capace di minare la propria comfort zone. “Comizi D’Amore” in un certo senso raccoglie tante controverse sfumature che di giorno in giorno vi proponiamo su queste pagine virtuali, il consiglio dunque è quello di tuffarsi a capofitto (se ancora non lo avete già fatto) dentro questi novanta minuti di grande verità documentaristica, dove l’intelletto (Pasolini) si scontra con gli stereotipi tipici dell’italiano medio dell’epoca. A dire il vero non troppo dissimile da quello contemporaneo.

(Paolo Chemnitz)

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