Nocturne

di Zu Quirke (Stati Uniti, 2020)

Lo scorso autunno sulla piattaforma Prime Video sono atterrati ben quattro titoli prodotti dalla Blumhouse, ai quali se ne aggiungeranno altri quattro durante il 2021. Sulla confezione generale nulla da dire, al contrario del fattore qualità, piuttosto altalenante se escludiamo la pellicola che per adesso ci ha convinti maggiormente, “Nocturne” (primo lavoro per la regista e sceneggiatrice Zu Quirke). Quello che in apparenza può sembrare l’ennesimo horror sovrannaturale usa e getta, in realtà si rivela un dramma familiare alquanto serrato capace di rientrare a grandi linee in quel cinema della competizione femminile tanto in voga durante gli ultimi anni.
Al centro della storia ci sono due sorelle gemelle quasi diciottenni, Vivian (Madison Iseman) e Juliet (Sydney Sweeney), entrambe iscritte a un importante collegio dove studiano per diventare pianiste di professione. Vivian però ha tutto: il talento, la stima dei suoi insegnanti, un fidanzato e una carriera luminosa davanti a sé, mentre sua sorella (dal carattere molto più introverso) prova per lei solo tanta invidia e gelosia. Quando la più apprezzata musicista dell’istituto si suicida, viene indetto un concorso interno per sostituirla nel concerto solista di fine anno. Per puro caso, un giorno Juliet trova il quaderno degli appunti di questa ragazza scomparsa, un diario dentro al quale sono conservati dei disegni e degli spartiti capaci di stravolgere la vita di chiunque ne entri in possesso, complice un misterioso percorso esoterico da decifrare pagina dopo pagina (“she played like the devil was in the room”).
Gli amanti della letteratura, sentendo parlare di competizione tra pianisti e di suicidio, potrebbero subito pensare all’adattamento di un celebre romanzo di Thomas Bernhard (“Il Soccombente”), ma così non è, nonostante in entrambi i casi il tema dell’invidia verso il prossimo risulti centrale. Possiamo però chiamare in causa almeno in parte il famigerato patto con il diavolo, qualcosa di già visto in “The Mephisto Waltz” (1971), solo che al contrario del film di Paul Wendkos, qui le dinamiche da occult-thriller vengono completamente soppiantate da un crescendo fortemente drammatico, un climax che nell’ottimo e visionario epilogo trova il suo apice assoluto. Ecco allora che “Nocturne” svela allo spettatore la sua anima, patinata in superficie (la ricca famiglia borghese delle due gemelle) ma decisamente stratificata in profondità, dove albergano conflitti e rancori del passato mai del tutto assopiti.
Infine una nota di merito per le due giovanissime attrici, due ragazze molto in palla di cui sentiremo parlare anche in futuro (la Sweeney già piace a tutti). “Nocturne” è una visione dunque consigliata, ma non aspettatevi un horror, perché mai come questa volta quelli della Blumhouse hanno puntato altrove. Con successo.

(Paolo Chemnitz)

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