Un Lupo Mannaro Americano A Londra

di John Landis (Gran Bretagna/Stati Uniti, 1981)

“Un Lupo Mannaro Americano A Londra” segna in maniera indelebile il cinema dei licantropi di inizio anni ottanta, in quel periodo già salito alla ribalta grazie a “L’Ululato” di Joe Dante (uscito solo pochi mesi prima). Qui però alla base c’è una storia che appassiona di più, c’è un budget più sostanzioso (circa dieci milioni di dollari) ma soprattutto c’è un approccio al limite della commedia, anche quando il sangue diventa protagonista dell’opera.
L’incipit è indimenticabile, anche solo per i grigi paesaggi rurali dell’Inghilterra settentrionale in cui vagano David e Jack, due studenti americani diretti a Londra. La locanda dove si fermano è popolata da ambigui e loschi personaggi, perché proprio da quelle parti si aggirano dei lupi mannari dei quali è meglio nascondere l’esistenza (possiamo intuire dei vaghi riferimenti al romanzo “Il Mastino Dei Baskerville” di Arthur Conan Doyle). Una camminata notturna nella brughiera presto si trasforma in un incubo per la coppia, poiché Jack viene barbaramente ucciso da una di queste creature, mentre David rimane ferito per poi essere trasferito in un ospedale londinese. Il ragazzo però si è trasformato a sua volta in un licantropo, basta solo attendere la luna piena per vederlo in azione, nonostante l’amore di un’infermiera nei suoi confronti e gli avvertimenti (sotto forma di visioni) del suo vecchio amico Jack, che gli appare ciclicamente davanti con le sembianze di un fantasma putrefatto.
Il tono della pellicola non è mai morboso, John Landis conosce bene le regole dell’intrattenimento e qui riesce a bilanciare perfettamente l’horror con il (melo)dramma meno impegnato, un approccio easy che svela le sue carte soprattutto nella caratterizzazione dei vari personaggi, pregna di tutti gli stereotipi tipici degli anni ottanta. Una leggerezza di fondo che però funziona a meraviglia anche nei momenti più crudi del film, quando Landis non si tira affatto indietro nel mostrarci sangue e violenza. Ecco perché “Un Lupo Mannaro Americano A Londra” (“An American Werewolf In London”) è il classico prodotto che può piacere a tutti, sia agli amanti del cinema horror più tradizionale (notevoli le sequenze girate nei corridoi della metropolitana) che agli spettatori meno attirati da questo tipo di pellicole.
L’opera ha vinto un premio Oscar per il trucco, tutto merito di Rick Baker, qui artefice di una spettacolare trasformazione uomo/lupo ormai entrata negli annali del genere (non a caso Landis e Baker verranno in seguito scritturati da Michael Jackson per il videoclip di “Thriller”). “Un Lupo Mannaro Americano A Londra” è dunque un film da non perdere o comunque da rivedere fino alla nausea, proprio per la sua innata capacità di mantenersi in equilibrio su vari livelli, senza mai scivolare nella parodia fine a se stessa. Un cinema semplice ma tremendamente affascinante, adatto per fare breccia nel cuore di vecchi e nuovi cinefili.

(Paolo Chemnitz)

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