The Dentist

di Brian Yuzna (Stati Uniti, 1996)

Non venitemi a dire che dal dentista ci andate sempre con nonchalance, sarebbe davvero difficile credervi. Tuttavia non è stato semplice per il mondo del cinema raccontare una delle fobie più diffuse tra la gente: questo lo sapeva a suo tempo anche Brian Yuzna, artefice di un film che lambisce solo in parte l’aspetto di cui sopra, focalizzandosi invece sulla figura di un dentista ossessionato dall’ordine e dalla pulizia (oltre che da una moglie che lo tradisce di continuo).
Corbin Bernsen è il Dottor Feinstone, un uomo ricco che vive in una bella casa con piscina. Ritorna subito quel leitmotiv che avevamo già assaporato in “Society” (1989), il capolavoro di Yuzna, dove l’ambiente borghese nascondeva qualcosa di marcio dietro una patina asettica finto-rassicurante. La mente disturbata del protagonista non gli permette di svolgere il lavoro con attenzione, Feinstone infatti è spesso preda di allucinazioni e quando si trova davanti ai suoi pazienti, egli comincia a utilizzare in maniera invasiva e violenta gli attrezzi del mestiere. Presto assistiamo a una serie di sedute odontoiatriche da incubo, dove con un pizzico di fantasia Brian Yuzna ci permette di entrare nelle bocche dei vari malcapitati per assistere a trapanazioni estreme o a sadiche estrazioni degne del peggior macellaio. Se da un lato l’indagine della polizia ha davvero poco da dire, col passare dei minuti il film prende una piega sempre più distorta e malsana, lasciando che a dominare la scena siano proprio le gesta di questo dentista squilibrato (“I am an instrument of perfection and hygiene. The enemy of decay and corruption. A dentist. And I have a lot of work to do”).
Con “The Dentist” ci troviamo nel cuore degli anni novanta: la fotografia è fin troppo televisiva e in alcuni passaggi la regia di Yuzna cede agli stereotipi del periodo, ma l’approccio rimane comunque interessante, perché quando l’horror cede il passo alla bizzarra analisi psicologica, il personaggio sopra le righe del Dottor Feinstone diventa davvero trascinante nella sua totale follia. Le sue crudeli torture e la sua stramba depravazione fanno il resto, anche se non bisogna aspettarsi sangue e splatter in quantità industriale, tutt’altro, visto che molti passaggi dell’opera vertono maggiormente su ciò che gira attorno a questo strambo individuo.
Quella del regista americano di origini filippine è una pellicola a suo modo godibile, seppur lontana dalle vette raggiunte in passato: per essere comunque un prodotto figlio dei 90s, possiamo ritenerci soddisfatti sotto una serie di punti di vista, nonostante un soggetto ricco di potenzialità ma sfruttato soltanto in parte. Lo stesso Yuzna ha poi diretto il sequel del 1998 “The Dentist 2”, ancora un film nella media (ma un filo meno riuscito) da vedere ovviamente in accoppiata con il primo capitolo qui in esame.

(Paolo Chemnitz)

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