Impetigore

impetigoredi Joko Anwar (Indonesia, 2019)

Le quotazioni di Joko Anwar continuano a salire, così come è in crescita la credibilità degli horror indonesiani contemporanei, spesso capaci di saper coniugare uno spirito prettamente autoctono con gli espedienti più smaliziati del cinema di genere occidentale. Questo regista ha iniziato a dare il meglio di sé soprattutto in tempi recenti, prima con il discreto “Satan’s Slaves” (2017) e oggi con “Impetigore”, opera dal titolo internazionale piuttosto fuorviante la cui denominazione originale è “Perempuan Tanah Jahanam” (da tradurre più o meno con donna infernale).
La partenza è fantastica, perché Anwar gira di notte in un casello autostradale, dove una ragazza viene minacciata con un machete da un individuo alquanto sinistro: lui sa chi è quella giovane e presto lo scopriamo anche noi, perché Maya (Tara Basro) ha un passato oscuro le cui radici sono ben legate a un piccolo e sperduto villaggio nel cuore della foresta di Giava. Insieme alla sua amica Dini, la nostra protagonista si mette in viaggio alla volta di questo luogo al fine di ereditare la vecchia casa ormai abbandonata della sua ricca famiglia, senza però rendersi conto di essere al centro di un complotto ordito per eliminarla (in questo posto c’è infatti una terribile maledizione che colpisce i bambini appena nati, una sciagura le cui origini si ricollegano proprio alle vicende familiari di Maya).
La confezione di “Impetigore” è notevole: una fotografia impeccabile, una regia solida e un montaggio ben congegnato ci fanno subito capire che Joko Anwar vuole conquistare la sua bella fetta di pubblico occidentale, senza per questo ricorrere ai soliti trucchetti tanto in voga negli horror americani da multisala. Qui non ci sono i classici jumpscare, perché il film punta tutto sulle atmosfere e sugli oscuri segreti di questa comunità, regalandoci uno scenario a tratti spettrale e per certi versi altamente creepy (le derive visionarie fanno davvero impressione). Anche se alcuni passaggi chiave dell’opera vengono trattati in maniera un po’ sbrigativa, “Impetigore” fa comunque il suo sporco dovere, consegnandoci un crescendo di eventi infausti riconducibili a quella corrente folk-horror in questo caso sviluppata con estrema originalità (l’Indonesia deve essere proprio un bel posticino macabro per gli amanti dell’antropologia).
Per questo regista nato nel nord di Sumatra (che avevamo già moderatamente apprezzato nel 2012 per “Modus Anomali”) “Impetigore” può davvero rappresentare il trampolino di lancio definitivo verso qualcosa di più importante: il nostro augurio è che Joko Anwar non finisca risucchiato in qualche patinata produzione americana, ma che continui a raccontarci della sua Indonesia e dei suoi incubi più neri (l’idea del film nasce proprio da un brutto sogno fatto da Anwar nel lontano 2008). Spegnete dunque la luce e tuffatevi tra gli orrori di questa raccapricciante realtà, c’è da restare incollati alla poltrona.

3,5

(Paolo Chemnitz)

impetigore1

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