Milano Violenta

milano violentadi Mario Caiano (Italia, 1976)

“Milano Violenta” non ha nulla a che spartire con “Roma Violenta” (1975) di Marino Girolami o con “Napoli Violenta” (1976) di Umberto Lenzi, neppure il regista, in questo caso Mario Caiano (un altro personaggio navigato che i generi del cinema bis li aveva attraversati tutti). Milano inoltre qui si vede poco, praticamente all’inizio, la prima di una serie di anomalie che in qualche modo riescono a plasmare questa pellicola in maniera originale, allontanandola in parte dall’azione senza respiro del poliziottesco tout court.
Dopo una furibonda rapina con morti e feriti, due dei malviventi riescono a scappare col denaro mentre gli altri due sono costretti a prendere degli ostaggi per non finire tra le mani della polizia. Se le immagini iniziali lasciano molto spazio alla violenza e all’immancabile inseguimento di turno, la parte successiva del film cerca di approfondire il personaggio di Raul Montalbani, il capobanda che si mette sulle tracce dei complici per recuperare il malloppo. Questo criminale è interpretato da un convincente Claudio Cassinelli (attore prematuramente scomparso in Arizona nel 1985, in seguito a un incidente in elicottero sul set di un film di Sergio Martino), un individuo a cui Mario Caiano riesce a dare la giusta profondità, esplorandone la solitudine e il rapporto tormentato con la bella e innamorata Leila (“una puttana e un bandito”). Praticamente una deriva noir, destinata poi a culminare nella più tragica e amara delle conclusioni.
In “Milano Violenta” la polizia ricopre un ruolo davvero marginale, anche per quanto riguarda le indagini portate avanti dal Commissario Foschi (Elio Zamuto). Nonostante il caso si risolva infatti in maniera semplice e lineare, lo script di Mario Caiano riesce comunque a rivelarsi appassionante per tutti i novanta minuti, grazie anche alle belle e incalzanti musiche dei Pulsar, un valore aggiunto abbastanza presente all’interno del lungometraggio.
Prima di dedicarsi alle sue ultime produzioni per il grande schermo (tra cui ricordiamo “La Svastica Nel Ventre” e “Napoli Spara!”, entrambi del 1977), il regista romano realizzò quello che ancora oggi riteniamo un valido poliziottesco, forse uno dei più sottovalutati di quel periodo. Gli appassionati del genere devono per forza passare da queste parti, con “Milano Violenta” Caiano dispensa cinismo e disincanto come se non ci fosse un domani.

3,5

(Paolo Chemnitz)

milano v

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