La Faida

la faidadi Joshua Marston (Stati Uniti/Albania, 2011)

Peccato che un regista senza confini come Joshua Marston si sia perso per strada, perché le storie da lui raccontate in “Maria Full Of Grace” (2004) e “La Faida” (2011) ci hanno permesso di entrare a gamba tesa all’interno di realtà da noi lontane anni luce. Questa volta però dal Sud America ci spostiamo in Albania, per qualcosa di molto più peculiare: “La Faida” è infatti un film incentrato sul Kanun, un vecchio codice ancora in uso nelle zone rurali del nord, leggi non scritte di origine arcaica che prevedono la vendetta familiare (gjakmarrja) per risolvere dei conflitti di sangue.
Ci troviamo alle porte di Scutari, dove due famiglie litigano per il passaggio su un terreno, una vicenda che termina con l’uccisione di un contadino. Questo episodio scatena una serie di gravi conseguenze in cui è invischiato anche Nik, un ragazzo adolescente da quel momento costretto a rimanere chiuso dentro casa (unica zona franca prevista) per non diventare l’obiettivo principale della controparte, considerando che questo codice prevede una rivalsa soltanto sui maschi della famiglia dell’omicida. Con il padre in fuga e lo zio in carcere, il giovane deve abbandonare la scuola, gli amici e la frequentazione di una sua coetanea, mentre tocca alla sorella Rudina prendere in mano tutti gli affari dei suoi genitori (la consegna giornaliera del pane), una situazione destinata comunque a degenerare.
“La Faida” (“The Forgiveness Of Blood”) è un lavoro volutamente scarno, dove ben presto dalla campagna albanese finiamo rinchiusi tra quattro squallide mura insieme al protagonista. Al contrario dell’angosciante “Maria Full Of Grace”, qui Joshua Marston si concede delle pause, addormentando la narrazione attraverso un realismo molto più pronunciato, dove la (poca) tensione lascia spazio alle dinamiche sociali e familiari di una piccola comunità sconvolta da questo fatto di sangue. A pagare le conseguenze sono ovviamente le nuove generazioni, costrette ad assecondare il volere di questi adulti condizionati da una tradizione considerata un obbligo, pena la perdita dell’onore.
Il film nel 2011 si aggiudica l’Orso d’Argento a Berlino per la sceneggiatura, per poi essere scelto dall’Albania per rappresentare il proprio paese nella corsa agli Oscar (una candidatura poi ritirata in quanto il contributo economico statunitense è stato molto importante per la produzione dell’opera). “La Faida” comunque, pur non raggiungendo i livelli ottimali del precedente “Maria Full Of Grace”, resta ancora oggi una valida testimonianza legata a un sistema patriarcale pregno di aspetti controversi, uno sguardo obiettivo e distaccato su un mondo dove non c’è spazio per l’entusiasmo e la voglia di libertà dei più giovani. Un cinema antropologico, purtroppo anche claustrofobico.

3,5

(Paolo Chemnitz)

la faida1

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