3096 Tage

3096daysdi Sherry Hormann (Germania, 2013)

Cosa diavolo succede nelle cantine degli austriaci? Al di là delle controverse incursioni sotterranee di Markus Schleinzer (“Michael”) o di Ulrich Seidl (“Im Keller”), rispondere a una domanda del genere fa davvero scendere i brividi lungo la pelle, considerando che due tra i casi più raccapriccianti di persone recluse nella proprietà di qualche maniaco sono proprio avvenuti nello stato alpino. Eclatante fu il finto sequestro di Elisabeth Fritzl, poi rinchiusa e violentata dal padre per ben ventiquattro anni dentro un bunker sotto terra. “3096 Tage” (“3096 Days”) si riferisce invece alla scomparsa della piccola Natascha Kampusch, rapita e segregata per ben otto anni da un altro individuo mentalmente disturbato, Wolfgang Přiklopil.
Le linee guida di questo dramma biografico prendono spunto dall’omonimo libro scritto dalla vittima, un best seller tradotto in ben venticinque lingue e capace di vendere oltre un milione di copie: Natascha Kampusch all’epoca aveva dieci anni e fu caricata con la forza dentro un furgone bianco, per poi essere imprigionata all’interno di una stanza ricavata da un garage. Un tugurio sigillato, di pochi metri quadri, nel quale si stava consumando una tragica esperienza che si sarebbe esaurita soltanto per una disattenzione dell’aguzzino, 3096 giorni dopo.
La regista Sherry Hormann aggira le motivazioni alla base di questo gesto, catapultandoci direttamente nella disarmante quotidianità in cui viveva Natascha: una violenza sia fisica che psicologica alquanto dolorosa, una condizione di schiavitù che aveva trasformato la ragazzina in mera proprietà personale di Přiklopil, un uomo totalmente in preda alla paranoia e all’ossessione. I giorni trascorrono tutti uguali e Natascha cresce seguendo le direttive del mostro, dinamiche che allargano il campo di azione anche in altre stanze della casa, vari ambienti nei quali la protagonista aveva la possibilità di muoversi sotto gli occhi vigili del suo carnefice. Sgarrare però significava essere picchiata e finire immediatamente in punizione.
La storia di “3096 Tage” è dunque interessante e lo script non fa una piega, ma non bastano le due intense interpretazioni di Thure Lindhardt (l’aguzzino) e di una scheletrica Antonia Campbell-Hughes (nei panni della vittima) per farci appassionare alle loro vicende, il film infatti paga una certa superficialità soprattutto nelle reazioni psicologiche della giovane in seguito alle violenze, un approfondimento mancato che trasforma questa pellicola in una sorta di prodotto a episodi, privo della giusta amalgama. Riusciamo quindi a percepire la complessità del rapporto tra l’uomo e la ragazza, ma non le singole individualità, uno sguardo generico che non soddisfa certamente le intenzioni di questo lungometraggio (per giunta abbastanza prolisso nelle sue quasi due ore di durata). Infine la lingua: girare in inglese un evento di cronaca accaduto in Austria si rivela una scelta infelice, un limite alla personalità e credibilità di un lavoro per giunta prodotto in Germania. Se proprio volete saperne di più, forse sarà il caso di cominciare prima dal libro della Kampusch, perché “3096 Tage” non si può certo definire un film del tutto riuscito.

2,5

(Paolo Chemnitz)

3096days_

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...