Bad Boys

bad boysdi Rick Rosenthal (Stati Uniti, 1983)

Due anni dopo “Halloween II” (“Il Signore Della Morte”), Rick Rosenthal ritorna dietro la mdp dimostrando di non essere l’ultimo degli sprovveduti. Anche se era prevedibile non raccogliere i medesimi consensi del capolavoro di John Carpenter, il sequel della saga con Michael Myers ci aveva consegnato un horror cattivo e violento, al di là di un risultato oggettivamente meno brillante. “Bad Boys” rappresenta l’apice creativo della carriera di Rosenthal, un prison movie di livello ancora oggi sottovalutato rispetto ai suoi meriti effettivi. Il regista newyorkese qui trova la sua definitiva identità, supportato anche dalle ottime interpretazioni dei vari protagonisti, tra cui un carismatico Sean Penn (appena ventiduenne).
Mick O’Brian (Penn) è un teppista di origini irlandesi che trascorre molto tempo per le strade di Chicago, impegnato in piccoli crimini e in atti di vandalismo. Il suo rivale si chiama Paco Moreno ed è il leader di una gang ispanica impelagata in un losco traffico di sostanze stupefacenti: durante uno scontro notturno in cui Mick si impossessa di una valigetta di droga, perdono la vita sia Carl (un suo amico) che il fratellino di Paco, investito accidentalmente proprio da Mick. Per il giovane si aprono dunque le porte del riformatorio, dove è costretto a vedersela con la peggiore feccia. Qui conosciamo Horowitz (il suo compagno di cella, un bel personaggio), in attesa di un nuovo faccia a faccia tra il protagonista e il suo acerrimo rivale Paco, rinchiuso nello stesso carcere minorile dopo aver stuprato la fidanzata di Mick.
Succedono tante cose in questo film, forse troppe, ma Rick Rosenthal riesce a tenere tutto sotto controllo attraverso due ore spaccate che filano via abbastanza velocemente: merito sia della doppia location (le strade di Chicago e la prigione), sia di una narrazione fluida e accattivante nella quale si può anche chiudere un occhio davanti a una serie di inevitabili forzature. Se inizialmente questo scontro urbano tra gang può far pensare a un film come “I Guerrieri Della Notte” (1979), presto dobbiamo ricrederci, poiché “Bad Boys” finisce per assomigliare maggiormente a un’opera come “Scum” (1979), al di là di un realismo sociale qui praticamente inesistente.
Sean Penn è un trascinatore ma c’è anche della farina tirata fuori dal sacco di Rick Rosenthal, bravo nel saper dirigere gli attori e persino sorprendente nel saper bilanciare al meglio la violenza fisica con quella psicologica, soprattutto in un paio di scene alquanto forti. Ciò che forse limita “Bad Boys” è l’impossibilità di ancorare in profondità il suo carattere exploitation, colpa di un approccio che cerca di raccogliere consensi anche tra un pubblico meno selezionato (ma non per questo mainstream). Qui però siamo già negli anni ottanta e bisogna per forza di cose allargare gli orizzonti: peccato che di “Bad Boys” se ne parli sempre poco.

3,5

(Paolo Chemnitz)

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