Swallow

swallowdi Carlo Mirabella-Davis (Stati Uniti, 2019)

Su questo sito non ci facciamo mancare nulla, neppure il cinema legato ai disturbi alimentari. “Swallow” è infatti un thriller psicologico incentrato sul picacismo (chiamato anche allotriofagia), un comportamento anomalo caratterizzato dall’ingestione di piccoli oggetti o di sostanze non nutritive. Viene riscontrato soprattutto nelle donne in dolce attesa e si può diagnosticare facilmente se l’abitudine perdura nel tempo. L’esordiente Carlo Mirabella-Davis ha dunque un gran bel soggetto tra le mani, una tematica molto interessante le cui potenzialità vengono però sfruttate fino a un certo punto.
Hunter (interpretata da una brava e credibile Haley Bennett) è incinta e trascorre le sue giornate a casa insieme a un marito distratto e non molto attento alla loro relazione: una solitudine che inizia a pesare, soprattutto quando la protagonista comincia a sentire il bisogno di ingurgitare puntine, biglie, pile e altri oggetti pericolosi sia per lei che per il nascituro in arrivo. Le prime avvisaglie le notiamo durante una cena, quando vediamo la donna sgranocchiare qualcosa di inconsueto (“questo ghiaccio è buonissimo”). Con il trascorrere dei minuti lo studio attorno alla psicologia di Hunter prende il sopravvento e riusciamo così a risalire fino all’origine di questo disturbo, un modus operandi indissolubilmente legato con il passato di questa futura mamma.
tumblr_e51ac3773e549e35bb47ef762b5d1694_b46fc996_500Gli accostamenti cromatici, le scenografie, la messa in scena, “Swallow” è una pellicola elegante e raffinata che cattura immediatamente l’occhio dello spettatore, catapultandolo all’interno di un ambiente perfetto eppure attraversato da una serie di rapporti interpersonali in cui si respira soltanto gelo e distacco. Questo schermo protettivo limita in parte la nostra partecipazione emotiva, disumanizzando la figura stessa di Hunter, una biondina talmente ben curata da sembrare finta. Il suo personaggio si rivela comunque uno dei punti di forza del film.
Chissà David Cronenberg cosa avrebbe potuto combinare con uno script del genere: abbiamo subito pensato a lui in alcune sequenze dell’opera, come se “Swallow” fosse un figlio illegittimo di “The Brood” (1979) o di altre pellicole in cui le turbe mentali prendono una piega alquanto inquietante, fondendosi per giunta a dovere con l’atmosfera circostante. Qui però la sceneggiatura (scritta dallo stesso regista) tende a rilassarsi fin troppo, specialmente durante una seconda parte meno accattivante, nella quale manca quel guizzo vincente capace di spaccare in due le vicende. “Swallow” si rivela dunque un debutto tutto sommato godibile e interessante, privo però di un qualsiasi colpo di genio capace di far cambiare marcia agli eventi.

3

(Paolo Chemnitz)

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