L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo

l'uccello dalle piumedi Dario Argento (Italia/Germania Ovest, 1970)

Subito dopo i titoli di testa, le prime immagini che vediamo ci presentano un elemento ricorrente nel cinema di Dario Argento: guanti neri e coltelli. L’assassino pregusta il prossimo delitto, studia le vittime, le tiene sempre sotto controllo. Una tensione latente che esplode in questo esordio di altissimo spessore, il film che apre il ciclo argentiano della trilogia degli animali ottenendo un successo crescente (ma non immediato), capace poi di generare un vero e proprio filone di giallo all’italiana in cui spesso al titolo di un’opera veniva associato il nome di un animale.
“L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo” è liberamente ispirato al romanzo “La Statua Che Urla” di Fredric Brown, un punto di partenza che il regista romano scolpisce in fase di sceneggiatura seguendo la sua fulgida immaginazione, già all’epoca dominata da incubi e ossessioni. Ne esce fuori un prodotto molto personale, seppur devoto a Mario Bava e ad Alfred Hitchcock, un lungometraggio nel quale ogni dettaglio ha la sua importanza, mentre la telecamera si muove già con maestria e intelligenza tra soggettive e stacchi improvvisi da un campo lungo ai volti dei protagonisti. Quello che praticamente accade durante la scena del primo (tentato) omicidio, casualmente osservato da lontano da Sam Dalmas (Tony Musante), un americano a Roma. La sua testimonianza diventa talmente decisiva da coinvolgerlo automaticamente nella risoluzione del caso stesso (e di altri collegati), un’indagine privata che si affianca a quella della polizia condotta da un inappuntabile commissario (ben interpretato da Enrico Maria Salerno). Attorno a loro, si muovono personaggi secondari non meno importanti, come Giulia (Suzy Kendall), Monica Ranieri (Eva Renzi) e suo marito Alberto (Umberto Raho). C’è anche spazio per una breve apparizione di Mario Adorf nel ruolo del pittore Berto Consalvi, nell’unico passaggio superfluo (ai fini della trama) del film, al di là della simpatica nonché rara deviazione di Dario Argento verso territori umoristici.
tumblr_n59tqxT1nJ1qdlvg6o3_500Pur non essendo cruento come alcune successive pellicole del regista, “L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo” predilige un clima inquietante in cui restiamo aggrappati in attesa di sviluppi: c’è qualcosa di sinistro tra questi fotogrammi, un qualcosa che mette in circolo nuove sensazioni nel cinema italiano (i rumori, il quadro raffigurante un terribile omicidio), come se Dario Argento cercasse lo spavento non nell’azione del momento ma scavando a ritroso nell’inconscio, dove albergano tutte le paure primordiali dell’essere umano. Questo meccanismo gli permette di allargare gli orizzonti già toccati in passato dal genere mystery o thriller, calando lo spettatore nel mezzo di una tempesta dominata dall’angoscia e dall’ignoto.
Nonostante questo lungometraggio sia giustamente considerato il più rappresentativo della trilogia, Dario Argento non si è fermato qui, migliorandosi ulteriormente con quel futuro capolavoro che chiude magistralmente la prima fase della sua carriera, “Profondo Rosso” (1975), ultimo giallo prima di dare inizio a una florida e affascinante fase horror. “L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo” racchiude ingegno e virtù di un regista che ha scritto la storia, non solo del nostro cinema. Un debutto imprescindibile.

4,5

(Paolo Chemnitz)

l'uccello dalle piume di cristallo

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