Strella

strelladi Panos H. Koutras (Grecia, 2009)

Il 2009 è un anno cruciale per la Grecia, in autunno infatti scoppia ufficialmente quella disastrosa crisi economica che avrà una grande influenza sul cinema ellenico degli anni a venire. Durante questa stagione così controversa, nel paese escono due film molto importanti, uno destinato a mandare in orbita Yorgos Lanthimos (il suo celebre “Dogtooth”), l’altro invece capace di diventare un punto di riferimento nazionale per tutto il movimento LGBT. Due opere completamente diverse tra loro, entrambe però accomunate dal dramma familiare (di tipo disfunzionale) e dall’osservazione del singolo individuo a discapito del disagio sociale da lì a poco protagonista con altre pellicole.
Panos H. Koutras gira con pochissimi soldi e in piena autonomia, puntando tutto sulla caratterizzazione dei (pochi) personaggi e sulla loro recitazione: Yorgos (Yannis Kokiasmenos) è appena uscito dal carcere dopo quattordici anni di detenzione per omicidio, ripartire da zero non è semplice ma come prima cosa egli cerca di rintracciare il figlio Leonidas, di cui gli resta solo un pallido ricordo. Nel frattempo, l’uomo incontra Strella, un(a) trans(gender) che riesce a tirare avanti prostituendosi e cantando Maria Callas nei bar. Tra i due scoppia l’amore, un sentimento destinato a sfociare in una rivelazione shock che stravolge letteralmente le carte in tavola.
“Strella” è un film grezzo e povero, così come è brullo quel paesaggio che da Atene ci porta fino ai villaggi del Peloponneso: tuttavia c’è molta energia tra questi fotogrammi, merito della splendida interpretazione di Mina Orfanou, il cui vero nome Stella diventa Strella grazie a un semplice gioco di parole (trella in greco significa follia, stravaganza). La buona sceneggiatura esplode con un twist narrativo tanto malsano quanto emotivamente toccante, per una storia che alla lontana riporta in mente persino alcune suggestioni viste nel cinema di Pedro Almodovar.
Questo lungometraggio di Panos H. Koutras cita inesorabilmente la tragedia greca (Sofocle), un’eredità che ritorna con prepotenza nell’ossatura stessa dell’opera, impensabile senza rivolgere lo sguardo alla memoria storica e culturale di questo paese. “Strella” ci permette di lasciare comunque aperta la porta della speranza, perché vivere alla giornata e saper accettare il proprio destino diventa il punto di forza cruciale per la sopravvivenza di questi individui, ancora inconsapevoli dell’imminente crollo sociale a cui stava andando incontro la loro nazione. Un film da recuperare, al di là del vostro interesse o meno per le tematiche LGBT.

3,5

(Paolo Chemnitz)

strella1

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