Mondo Cane

mondocanedi Paolo Cavara, Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi (Italia, 1962)

Se da sempre la nostra passione per un certo tipo di cinema corrisponde soprattutto alla possibilità di conoscere le brutture della realtà attraverso la finzione, lo step definitivo di questo percorso è rappresentato dal documentario, un occhio vigile che scruta nel concreto ciò che accade sul nostro pianeta. Oggi con la diffusione di internet tutto è più facile e si può incappare nei video più atroci girati magari dall’altra parte del mondo, ma nel 1962 ogni cosa che offrivi al pubblico cascava giù come un fulmine a ciel sereno, come uno shock destabilizzante. Questo lo sapevano bene Gualtiero Jacopetti (un esperto di giornalismo sensazionalistico), Franco Prosperi (un decano dei doc naturalistici) e Paolo Cavara (anch’egli già apprezzato nell’ambiente della divulgazione scientifica). Il materiale per realizzare “Mondo Cane” era tantissimo e non fu difficile assemblare quello che oggi è ritenuto il capostipite dei famigerati mondo movie, un filone ambiguo e controverso dalle cui costole è poi nato il genere cannibal o gli stessi infami shockumentary.
Tutte le scene che vedrete in questo film sono vere e sempre riprese dal vero. Se spesso saranno sequenze amare è perché molte cose sono amare su questa terra. D’altronde il dovere del cronista non è quello di addolcire la verità, ma di riferirla obiettivamente”. Belle parole, peccato che di intellettualmente onesto ci sia ben poco in “Mondo Cane”, considerando che una parte delle riprese del film furono studiate a tavolino mentre altre furono commentate con un tono apertamente sprezzante nei confronti di culture diametralmente opposte alla nostra. Questo però faceva parte del gioco, una spirale di puro sadismo misto a un’immancabile etnocentrismo tipico della società del tempo (non che le cose oggi siano molto migliorate). Lo shock è dunque inevitabile, soprattutto se guardiamo queste immagini con l’occhio di uno spettatore di quegli anni: animali sventrati, oche ingozzate con la forza, cerimonie indigene alquanto bizzarre e così via, in un continuo alternarsi tra spezzoni dal sapore esotico e frammenti relativi alla nostra realtà. Nel film trovano infatti spazio alcune cerimonie religiose italiane dal retrogusto pagano, come quella dei battenti in Calabria o quella della festa dei serpari in Abruzzo, episodi che affascinano e intrattengono pur senza quel collante necessario per trasformare “Mondo Cane” in un prodotto compiuto e ben definito.
Non importa quanto i tre registi siano davvero interessati a un vero approfondimento antropologico di tali suggestioni, il collage di “Mondo Cane” funziona e non annoia mai, merito anche di un comparto tecnico esemplare che trae la propria forza dall’esperienza stessa del trio. Il soave accompagnamento orchestrale di Riz Ortolani e Nino Oliviero diventa poi quel valore aggiunto capace di donare quella sottile quanto malinconica magia alle varie immagini. Da qui un successo su scala mondiale.
Come poter valutare oggi una pellicola del genere? Difficile dare una risposta, soprattutto se consideriamo la maggiore coerenza di alcuni lavori successivi (“Africa Addio” a nostro avviso rimane il capolavoro più autentico in ambito mondo movie), ma non si può certo sottovalutare l’importanza storica di questo doc, un punto di partenza le cui testimonianze forse hanno meno peso del messaggio stesso lanciato dai registi, rivolto a scandalizzare più che a informare lo spettatore. Una visione imprescindibile, al di là di tutto.

3,5

(Paolo Chemnitz)

mcane

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