Pulse

pulsedi Kiyoshi Kurosawa (Giappone, 2001)

La doppietta composta da “Cure” (1997) e “Pulse – Kairo” (2001) ha permesso a un regista come Kiyoshi Kurosawa di codificare definitivamente il suo percorso artistico, associato in maniera un po’ riduttiva alla corrente J-horror che imperversava durante quegli anni in Giappone. Se infatti il rapporto tra Kurosawa e questo tipo di pellicole è storicamente indiscutibile, è anche vero che rispetto a un collega come Hideo Nakata (“Ringu”), c’è un tentativo di allargare la prospettiva del discorso, facendola collimare con una componente più profonda e drammatica. Non a caso, lo stesso Nakata nel 2002 fa un notevole passo in avanti dirigendo “Dark Water”, le cui atmosfere plumbee fanno tornare in mente proprio questo “Pulse”.
Dopo aver scoperto il terribile suicidio di un suo collega di lavoro, la giovane Michi (Kumiko Asô) comincia a indagare su una serie di strani e inquietanti avvenimenti che accadono attorno a lei: hanno tutti a che fare con un sito internet e con la possibilità di vedere un fantasma all’interno di esso, mentre nel frattempo altri individui spariscono misteriosamente dopo essere entrati in alcune stanze sigillate con del nastro rosso. Insieme a Michi c’è Kawashima (Haruhiko Katô), uno studente universitario che ha appena sperimentato sulla sua pelle questo portale intriso di messaggi angoscianti. L’incontro disperato tra i due protagonisti nel cuore di una Tokyo deserta e spettrale ci regala anche i passaggi più suggestivi dell’intera pellicola.
giphy (1)“Pulse” è un lavoro molto lento, la cui durata di quasi due ore è in parte spropositata rispetto al suo contenuto narrativo: bisogna però rimarcare l’importanza di un umore generale di grande impatto, un grigio e apatico mood che si riversa soprattutto nella deprimente fotografia. I piani sequenza e le riprese in campo lungo fanno il resto, mettendo così in risalto un linguaggio estetico sicuramente più avvolgente della storia stessa. Kiyoshi Kurosawa aderisce quindi ai dettami che andavano per la maggiore all’epoca, ma allo stesso tempo prende le distanze da essi, concedendosi un approccio d’autore non sempre di facile assimilazione.
Possiamo parlare di vero e proprio horror esistenzialista, lontano dunque dal voler far saltare sulla sedia lo spettatore: i collegamenti al genere di riferimento sono ovviamente palesi, ma il vero asse portante del film è la tematica legata a doppio filo con la solitudine e l’alienazione delle nuove generazioni. Siamo appena entrati nel ventunesimo secolo, internet non è ancora diffuso in maniera capillare, eppure il regista sembra voler anticipare i timori di un ulteriore distacco e isolamento tra persone a causa di questo rivoluzionario mezzo di comunicazione. Lasciate perdere l’inutile remake americano del film (diretto da Jim Sonzero nel 2005) e concedetevi la visione di quest’opera complessa ma concettualmente molto efficace, un buon motivo per conoscere da vicino un regista in parte sottovalutato.

3,5

(Paolo Chemnitz)

pulse_

One thought on “Pulse

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...