Tarantola

tarantoladi Jack Arnold (Stati Uniti, 1955)

“Tarantola” (o “Tarantula” nel titolo originale) si può considerare il capostipite del (sotto)genere legato ai ragni assassini, un filone capace di svilupparsi nel tempo seguendo due percorsi paralleli: da un lato, i film con protagonisti degli aracnidi giganti (spesso frutto di esperimenti e mutazioni, come in questo caso), al contrario di quelle pellicole che hanno mantenuto un certo realismo mostrandoci degli schifosissimi ragni nelle loro dimensioni reali (pensiamo a due opere abbastanza conosciute come “Kingdom Of The Spiders” oppure “Aracnofobia”).
Jack Arnold, reduce pochi mesi prima dal cult “Il Mostro Della Laguna Nera” (1954), resta fedelmente ancorato a quel cinema sci-fi così popolare durante gli anni cinquanta, raccontandoci una storia semplice ed essenziale, eppure tutt’altro che banale. In un laboratorio ai margini del deserto, il professor Gerald Deemer ha appena messo a punto un siero capace di ingigantire gli animali: nel frattempo, lo sceriffo del paese rinviene il cadavere di un uomo dal volto deformato e comincia a indagare su questo inquietante evento. Tra le cavie di Deemer c’è anche una tarantola gigante, un essere ormai mostruoso che riesce a fuggire da quel luogo dopo un terribile incendio costato la vita all’aiutante del professore. Mentre assistiamo alla crescita incontrollata e alle varie scorribande del ragno, nello stesso Deemer ha inizio una lenta trasformazione.
Due anni dopo “Destinazione Terra” (1953), Jack Arnold torna nel deserto dell’Arizona (anche se le riprese furono effettuate quasi esclusivamente in California), una scelta non casuale capace di aumentare a dismisura il contrasto tra questo peloso gigante nero e il nulla accecante che gli fa da contorno. Il paesaggio diventa quindi un’arma in più per “Tarantola”, un prodotto che sopperisce al basso budget con alcune intuizioni per l’epoca geniali (come l’utilizzo ben riuscito della soggettiva). Anche se oggi certe ingenuità saltano ai nostri occhi in maniera evidente, gli effetti non sono poi così malaccio e tutto scivola via in maniera piuttosto coinvolgente, soprattutto perché seguiamo pure il tragico destino del protagonista, vittima dei suoi stessi esperimenti (la scienza, se utilizzata in maniera distorta, si ritorce inesorabilmente contro l’essere umano).
Considerando che tanti lungometraggi simili realizzati di recente virano molto facilmente sulla parodia (titoli come “Arac Attack” o “Big Ass Spider!” nascono solo per intrattenere il pubblico), il film di Jack Arnold acquista un certo spessore proprio alla luce delle sue caratteristiche, quelle di un fantahorror in cui contano anche i significati. Inoltre qui la tarantola è vera (durante le riprese veniva spostata a piacimento attraverso dei getti aria compressa!), alla faccia della computer grafica tanto in auge negli ultimi anni.

3,5

(Paolo Chemnitz)

Tarantola2

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...