Uncut Gems

uncut gemsdi Benny Safdie e Josh Safdie (Stati Uniti, 2019)

Lo straordinario thriller metropolitano “Good Time” (2017) non è stato un miracolo avvenuto per caso, perché “Uncut Gems” dimostra che i fratelli Safdie hanno davvero qualità e personalità da vendere. Li abbiamo attesi al varco per oltre due anni e siamo stati ripagati da un’altra perla di alto spessore, un film questa volta meno cupo e notturno ma altrettanto dirompente per via di una storia di quelle che ci prendono per il collo senza mollarci neppure per un attimo.
Ci troviamo ancora a New York, nel celebre Diamond District di Manhattan: osserviamo la quotidianità di Howard Ratner (uno strepitoso Adam Sandler), un gioielliere ebreo con il vizio del gioco continuamente circondato da personaggi famosi, da creditori e da colleghi e familiari con cui non ha un rapporto facile. Il carattere emotivo di Howard non lo aiuta di certo a risolvere i tanti problemi, soprattutto quando si tratta di avere a che fare con una pietra tempestata di diamanti proveniente dall’Etiopia il cui valore si aggira attorno al milione di dollari. Così tra debiti, aste, scommesse azzardate, partite di basket (l’ex cestita NBA Kevin Garnett interpreta se stesso) e locali notturni (fantastica la scena in cui il protagonista litiga con il musicista The Weeknd), Howard si ritrova davanti a un punto di non ritorno.
giphy“Uncut Gems” (“Diamanti Grezzi”), prodotto anche da Martin Scorsese, è un film letteralmente trascinato dalla figura di questo gioielliere, un detestabile cialtrone consapevole dei suoi limiti e dei suoi infiniti errori (“sono un disastro”). La verità è che Howard ci fa anche pena, ma la causa del suo male la riscontriamo sempre nelle sue azioni scellerate: la pellicola gioca soprattutto su questo circolo vizioso, non a caso l’empatia che proviamo per l’uomo ha quasi del masochistico, perché un soggetto di questo tipo soltanto con un colpo di fortuna potrebbe avere l’occasione del riscatto. L’epilogo chiude alla grande il cerchio, attraverso un sorprendente quanto amaro contrasto di emozioni che nel giro di pochi secondi rimescola le carte sul tavolo.
L’impronta dei fratelli Safdie è inconfondibile: i dialoghi verbosi, il montaggio frenetico e quella telecamera spesso attaccata ai volti dei protagonisti sono tutte caratteristiche importanti per la riuscita dell’opera, movimenti rapidi e repentini che mantengono il ritmo su livelli spesso frenetici, nella miglior tradizione del thriller adrenalinico. Come per il precedente “Good Time”, “Uncut Gems” è anche un dramma che sonda il calvario personale di un personaggio complesso e spesso indecifrabile, un perdente che si affida alla furbizia o alla fatidica botta di culo per dare una svolta alla propria esistenza. Due film diversi eppure simili sotto molti aspetti, entrambi da gustare trattenendo il fiato. L’unica vera differenza è che “Uncut Gems” ha un tono più leggero, a tratti ironico, come se scherzare con il destino fosse quasi un giochetto da ragazzi. La vera tragedia si consuma proprio qui.

4

(Paolo Chemnitz)

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