Le Sang Des Bêtes

le sang des bêtesdi Georges Franju (Francia, 1949)

Se il fondamentale “Occhi Senza Volto” (1960) può essere definito un capolavoro del realismo fantastico, questo breve documentario di ventidue minuti è invece una pietra miliare del realismo estremo, a nostro avviso una delle opere più insostenibili mai realizzate sullo schermo. Ci troviamo nel 1949 e fino a quel momento, almeno a livello di cortometraggi, solo le provocazioni surrealiste di Luis Buñuel (“Un Chien Andalou”) erano riuscite a turbare profondamente il pubblico. La carriera di Georges Franju era iniziata proprio con una serie di short, per poi proseguire con un esordio sulla lunga distanza sempre legato a tematiche controverse (“La Fossa Dei Disperati” affronta il tema degli ospedali psichiatrici).
Ci troviamo nella periferia parigina, i bambini poveri giocano nei terreni incolti mentre in lontananza i treni entrano in città: questo scenario freddo e distaccato ci viene presentato da una voce narrante che a un certo punto ci catapulta all’interno di un mattatoio intitolato a tale Emile Decroix (“sostenitore della carne di cavallo”). Che siano cavalli e poi in seguito mucche, pecore o vitelli nulla cambia, “Le Sang Des Bêtes” è una straziante immersione nel cuore di queste strutture, dove ogni animale viene ucciso seguendo un iter meticoloso. Le regole igieniche non esistono (tutti i macellai lavorano a mani nude e alcuni si feriscono anche gravemente), mentre il terrore si impossessa degli sguardi di queste bestie condannate a morte, per poi lasciare spazio a un sangue nero che sgorga impietosamente, nonostante il torso delle vittime continui per riflesso a dibattersi pure dopo l’ultimo respiro.
Il regista francese non rinuncia ai dettagli più devastanti (il feto tra le interiora), allestendo attorno a questi mattatoi una sorta di scenario funebre alquanto straniante: i rintocchi delle campane, le ciminiere in lontananza, Parigi qui viene completamente disumanizzata, un’anticipazione di quel nichilismo poi ripreso con altre modalità da Gaspar Noé per il suo monumentale “I Stand Alone” (1998), dove appunto seguiamo le gesta di un ex boucher. C’è anche spazio per una citazione di Baudelaire (“ti colpirò senza collera e senza odio, come un macellaio”), un amaro sarcasmo per ribadire che questi uomini uccidono per lavoro con la semplice allegria degli assassini che cantano e fischiano tagliando le gole.
“Le Sang Des Bêtes” è un corto che deve essere visto da tutti: non è una questione di essere onnivori o vegani, perché Franju si muove al di là del documentario di denuncia tout court, parlandoci invece di morte e di destino ma anche di alienazione e di progresso (?) della razza umana. Una giornata come tante, un horror atroce come pochi.

5

(Paolo Chemnitz)

le sang des bêtes1

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