The Lighthouse

the lighthousedi Robert Eggers (Canada, 2019)

Ambientare un film su un’isola sperduta e in un secolo remoto (dove comunicare con la terraferma è impossibile) sembra aver contagiato non pochi registi, lo abbiamo visto recentemente con Xavier Gens (le valide derive fantastiche di “Cold Skin”) e con Kristoffer Nyholm (suo l’interessante ma incompiuto “The Vanishing”). Storie di solitudine e di follia da cui non poteva sottrarsi neppure Robert Eggers, artefice di uno dei titoli più celebrati durante il decennio appena trascorso, “The Witch” (2015).
Ci troviamo alla fine del diciannovesimo secolo: su un piccolo isolotto del New England approdano due uomini, il guardiano del faro Thomas Wake e il tuttofare Ephraim Winslow. Il primo interpretato da un monumentale Willem Dafoe, il secondo da un altrettanto eccellente Robert Pattinson, ma non avevamo dubbi sulla bravura di Eggers nel saper dirigere gli attori (inoltre nel film i dialoghi fanno davvero la differenza). Il rapporto tra i due protagonisti non è idilliaco, il carattere scorbutico e dominante di Thomas si scontra fin da subito con l’alienazione e il comportamento paranoide del più giovane Ephraim (solo l’alcol è capace di rompere le barriere tra questa coppia di individui in perenne conflitto). Improvvisamente, un evento infausto scatena la pazzia e l’orrore in quel mondo perduto, mettendo a dura prova la sopravvivenza dei nostri e la loro salute mentale, ormai divorata da un confronto (dalle tinte persino omoerotiche) destinato a sfociare nella tragedia più assoluta.the-lighthouse“The Lighthouse” è un’opera che cresce come un fiume in piena durante la prima ora di visione (sulle quasi due complessive), per poi cedere a qualche piccola ridondanza di troppo nella seconda parte, in attesa di concludersi in maniera egregia. Il carattere visionario della pellicola raggiunge il climax attraverso una serie di eventi sempre più concitati, nei quali Robert Eggers riesce letteralmente a far parlare la natura e le sue forze inquietanti (il vento, la pioggia, il mare in tempesta e gli immancabili gabbiani). Il regista racchiude tutte queste sensazioni dentro un claustrofobico formato 4:3, penetrando fin dentro l’incubo grazie a una fotografia dalle tinte espressioniste, persino surreali nelle scene notturne. Inoltre, la pellicola è stata girata in condizioni climatiche proibitive (questa fredda location si trova nella regione della Nuova Scozia, in Canada), un valore aggiunto che ha reso ancora più drammatica la partecipazione emotiva dei protagonisti.
80624865_10218025050036904_3493065909352792064_oLe influenze da cui Robert Eggers ha attinto sono tante: Howard Phillips Lovecraft, Edgar Allan Poe, Samuel Coleridge, Herman Melville, Robert Louis Stevenson ma anche la pittura simbolista di Jean Delville o quella di Sascha Schneider (nella foto qui sopra il parallelismo con l’omaggio esplicito del regista), oltre a un immaginario legato alla mitologia greco-romana che parte da Nettuno spingendosi fino alla figura di Prometeo, elemento quest’ultimo da assimilare al personaggio di Ephraim, in quanto metafora di ribellione all’autorità e alle imposizioni (il fuoco – in questo caso la luce del faro – rubato agli dei).

Non è certo facile paragonare “The Lighthouse” al precedente “The Witch”, due opere entrambe di altissimo livello: se “The Witch” lo abbiamo amato per la sua semplice e totale naturalezza, questo atteso ritorno lo possiamo celebrare per la sua grande potenza visiva e simbolica, giusto per farci capire che il giovane Eggers è davvero capace di tutto. “There is enchantment in the light”, una luce che illumina magistralmente il cinema contemporaneo.

4,5

(Paolo Chemnitz)

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