Black Mountain Side

black mountain sidedi Nick Szostakiwskyj (Canada, 2014)

Un horror ambientato in un territorio sepolto dalla neve parte già con le peggiori intenzioni, perché il senso di isolamento e di solitudine suggerito da questo panorama spesso non permette vie di fuga ai malcapitati di turno. Ne sappiamo qualcosa con “The Thing” (1982) di John Carpenter, un film che più di altri (incluso il suo padrino naturale del 1951) ha ispirato pellicole di questo tipo. “Black Mountain Side” si inserisce a pieno titolo all’interno di questo filone, mantenendo le sue buone promesse per almeno metà dell’opera. In seguito lo script tende infatti a sfilacciarsi virando dal mystery all’horror (metafisico) in maniera piuttosto improvvisa, attraverso una serie di scene segmentate che non riescono a dare una forma compiuta al volere del regista Nick Szostakiwskyj.
Ci troviamo in Canada, è novembre (un calendario ci ricorda i vari giorni che passano) e si muore di freddo: qui un gruppo di studiosi e archeologi sta lavorando su uno strano quanto affascinante ritrovamento, una struttura emersa dal ghiaccio con sopra delle iscrizioni di origine mesoamericana, una scoperta che ha dell’assurdo visto che da quelle parti in passato si erano affacciate soltanto delle popolazioni autoctone mai discese verso sud. Presto nel piccolo villaggio allestito per le ricerche iniziano ad accadere fatti inspiegabili. La follia si impossessa di alcuni dei protagonisti, forse un batterio sconosciuto si è liberato dopo secoli nell’aria o forse sta succedendo qualcosa di ancora più raccapricciante.
Con un occhio a Carpenter e un altro a Lovecraft, Nick Szostakiwskyj riesce a creare la giusta atmosfera durante i primi quaranta minuti del film: si tratta di un’attesa quasi snervante, perché sappiamo che prima o poi i collegamenti radio salteranno e la neve renderà impossibile ogni tentativo di salvezza. Per fortuna c’è un po’ di sangue ad allietare una seconda parte del film emotivamente sgonfia anche per la poca consistenza dei tanti personaggi, nessuno dei quali riesce a distinguersi per carisma o per profondità psicologica. Troppa superficialità ed è un peccato, considerando una regia tutt’altro che malvagia (Szostakiwskyj ci delizia soprattutto nel finale con un piano sequenza notturno di quelli da ricordare).
“Black Mountain Side” è un film sotto alcuni aspetti piuttosto intrigante, dispiace quindi dover drasticamente abbassare il voto generale per colpa dei difetti appena elencati. Nonostante ciò, ci troviamo una spanna al di sopra dei vari “Blood Glacier” (2013), “The Colony” (2013) e “Harbinger Down” (2015), alcuni dei tanti figli partoriti dagli orrori glaciali nel corso di questo decennio. Dategli una chance.

3

(Paolo Chemnitz)

bmside

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