Hot Love

hot lovedi Jörg Buttgereit (Germania Ovest, 1985)

“Hot Love” è un cortometraggio di circa trenta minuti girato da Jörg Buttgereit a soli ventidue anni, un lavoro amatoriale a budget zero che rappresenta il ponte tra i suoi primissimi short e quello che ancora oggi è considerato il suo film più importante, “Nekromantik” (1987). “Hot Love” è quindi una prova generale, un titolo propedeutico in cui possiamo riconoscere tutti gli elementi principali che rivedremo da lì a poco nelle luride pellicole del regista berlinese.
La parte iniziale è idilliaca, perché “Hot Love” non è altro che una storia d’amore (che finisce malissimo). C’è un tipo bruttino che si innamora di una bella ragazza, in apparenza la giovane sembra interessata alla relazione ma tutto dura veramente poco: un altro uomo (interpretato dallo stesso Buttgereit) entra nella vita della protagonista, portando all’esasperazione la tragica esperienza dell’ormai povero cornuto. Le vicende a un certo punto cambiano registro, consegnandoci un finale allucinato (alquanto weird) che si allontana non poco dalle situazioni ultrarealiste raccontate dal regista nei suoi film più celebri.
Il cinema di Jörg Buttgereit funziona sempre, anche con impalpabili mezzi a disposizione: nonostante si tratti soltanto di un cortometraggio, “Hot Love” ci permette di respirare un’atmosfera marcia e malsana fin dai primissimi fotogrammi, immagini spesso accompagnate dal mortifero pianoforte dell’immancabile Daktari Lorenz. In questo contesto lugubre, cupo e vagamente deprimente, l’occhio del regista si esalta attraverso un drammatico esistenzialismo incastonato all’interno dello squallore quotidiano. Ecco perché con “Hot Love” Buttgereit getta dei semi importanti dentro un terreno a dir poco fertile, dal quale presto emergeranno alcuni cult assoluti del panorama underground teutonico (pensiamo anche a “Der Todesking” e “Schramm”).
Qui i dialoghi sono ridotti all’essenziale, così come gli effetti speciali, “Hot Love” infatti punta sul triangolo morboso di cui sopra senza perdere mai di vista quel mood oppressivo tanto apprezzato dai seguaci del regista. Un cinema della disperazione dove si respira la morte: in questo caso la putrefazione comincia dai sentimenti e si espande in maniera sorprendente, generando un orrore mostruoso a suo modo unico nella filmografia del tedesco. Se volete reperire “Hot Love” materialmente, trovate questo short come extra nel cofanetto inglese di “Nekromantik” (uscito qualche anno fa per la Arrow Video). Un prototipo che merita la giusta considerazione.

3

(Paolo Chemnitz)

hl

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