The Wind

the winddi Emma Tammi (Stati Uniti, 2018)

Nel cinema western raramente c’è spazio per le figure femminili, spesso relegate al ruolo marginale di mogli o di madri, a meno che non entriamo dentro un saloon/bordello per incontrare prostitute o (nella migliore delle ipotesi) ballerine. In questo polveroso mondo fatto di soprusi e di violenza, è proprio l’uomo il nemico principale delle donne, lo abbiamo visto di recente nel film scandalo “Brimstone (2016), una delle poche opere a focalizzarsi su questo malsano rapporto tra i due sessi. “The Wind” è invece incentrato su un pericolo sovrannaturale, ponendo nel cuore della storia un personaggio femminile immerso nella solitudine della frontiera, una vicenda alquanto originale raccontata da un punto di vista diverso, quella di una regista (l’esordiente Emma Tammi).
Lizzy Macklin (Caitlin Gerard) si trasferisce con il marito Isaac in un luogo sperduto del selvaggio west: non sono soli, perché presto da quelle parti arriva un’altra coppia composta da Emma e Gideon Harper, entrambi meno avvezzi alle difficoltà quotidiane. Quando Emma (nel frattempo rimasta incinta) inizia a mostrare segni di paranoia e isterismo, qualcosa di orribile si manifesta tra quelle praterie, mettendo a dura prova la sanità mentale di Lizzy, persa in un incubo dai tratti tangibili e reali.
Sgombriamo il campo da ogni dubbio. Nonostante una deriva fantastica in comune e un confronto persino ostile tra le due donne, “The Wind” ha davvero poco a che spartire con l’omonimo capolavoro del 1928 diretto da Victor Sjöström (nel quale l’elemento perturbante è rappresentato dal vento). Il film di Emma Tammi si rivela invece una delle tante moderne commistioni tra western e horror (con lo sguardo rivolto al presente e non al passato), un’opera esteticamente curata che ha nella fotografia il suo punto di forza, oltre che nelle buone interpretazioni dei vari attori. Ma “The Wind” non convince a pieno, poiché la sua struttura narrativa si dimostra troppo frammentata rispetto alle intenzioni della Tammi: è il collante a mancare, per una pellicola che vive di episodi e non di coralità, un errore di calcolo nello script (di Teresa Sutherland) che costa caro alla regista americana. Di conseguenza, il coinvolgimento emotivo è molto limitato, un vero peccato considerando che la scelta di mostrare poco durante le concitate fasi horror si rivela una carta vincente.
Questo filone western contaminato con altri generi continua a mostrare sempre nuove sfaccettature, ma all’interno di esso bisogna comunque saper distinguere ciò che è buono da ciò che molto probabilmente dimenticheremo tra poche settimane. “The Wind” rientra purtroppo in questa seconda categoria, pur avvalendosi di alcune intuizioni per nulla disprezzabili.

2,5

(Paolo Chemnitz)

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