Memories Of Murder

momdi Bong Joon-Ho (Corea del Sud, 2003)

Bong Joon-Ho ne ha fatta tanta di strada, ma se dovessimo scegliere il suo miglior lavoro, “Memories Of Murder” ancora oggi non ha rivali. Se i successivi “The Host” (2006) e “Madre” (2009) rappresentano due esperienze diametralmente opposte di assoluta importanza, la svolta commerciale è arrivata con “Snowpiercer” (2013) e “Okja” (2017), due titoli tecnicamente ineccepibili apprezzati maggiormente da un pubblico di ampio respiro. Nulla a che vedere però con un film considerato a ragione come uno dei migliori thriller coreani di sempre, un’opera capace di codificare un genere mettendo persino in discussione l’onnipotenza americana (non è un caso che durante lo stesso anno esca anche l’acclamato “Oldboy” di Park Chan-Wook).
La storia prende ispirazione da un romanzo di Kim Kwang-Rim, a sua volta incentrato sul primo vero serial killer coreano, attivo tra il 1986 e il 1991 in una zona rurale non distante da Seul: proprio nel 1986, in un canale di scolo, viene ritrovato il corpo di una giovane ragazza barbaramente uccisa e stuprata. Il detective locale Park, insieme al suo collega Cho, inizia a indagare sul misfatto senza un criterio ben preciso, interrogando brutalmente un giovane mentalmente ritardato ed estorcendogli con violenza una confessione. Quando da Seul arriva l’investigatore Seo, il presunto colpevole esce dal carcere per mancanza di prove ma contemporaneamente viene ritrovato il corpo di un’altra vittima. Il caso prosegue grazie a un paio di indizi capaci di dare una svolta apparente alle indagini, ma i tre protagonisti continuano a brancolare nel buio fino al beffardo epilogo che trasporta gli eventi nel presente (il 2003).
71080011577a577abc6e890db54a5a76Il pessimismo di “Memories Of Murder” è tangibile fin dalle prime battute, perché gli squarci di luce di quelle inquietanti campagne presto lasciano spazio a una cappa plumbea in cui sono avvolti tutti i personaggi del film. Nonostante ciò, il lirismo poetico di Bong Joon-Ho lo si può toccare con mano a più riprese, un marchio di fabbrica che sospinge la storia oltre le sue reali potenzialità, colorandola di emozioni spesso contrastanti. Pur avvalendosi di una sceneggiatura (quasi) impeccabile, “Memories Of Murder” ha infatti tante altre carte da giocare, a cominciare dalla caratterizzazione dei personaggi, la cui maturazione passa lentamente dal fomento irrazionale alla più totale disillusione. Un gruppo di perdenti che brancola nel buio, un percorso amaro e inesorabile che non rinuncia comunque a qualche passaggio ambiguo o addirittura tragicomico, per un azzeccato mix di sensazioni capace di ridisegnare le regole del thriller coreano di nuova generazione: la polizia inetta e inefficace (un leitmotiv tipico di molte pellicole successive), il non trascurabile substrato storico-sociale (ma anche politico), le incredibili atmosfere (che siano urbane o rurali non importa, il cinema coreano riesce sempre a immergere i nostri occhi dentro magnifiche suggestioni), questi sono solo alcuni dei principali ingredienti che Bong Joon-Ho tratta con i guanti, fino a farli esplodere in un finale perfetto, dove ogni particella resta sospesa nell’aria immobile di quel campo sterminato.
Sono trascorsi tanti anni dall’uscita di questo lungometraggio all’epoca campione di incassi in patria, un prodotto seminale per comprendere il linguaggio moderno del crime movie di marca orientale, un genere per fortuna amato e celebrato non solo dagli appassionati di pellicole asiatiche. Un cinema tetro e brutale ma anche profondamente umano.

5

(Paolo Chemnitz)

momurder

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