Wolf Creek

wc_di Greg McLean (Australia, 2005)

Nel 2005 “Wolf Creek” ha rilanciato le quotazioni del cinema ozploitation, ponendosi come onesta alternativa al revival delle tante pellicole horror americane dello stesso periodo. Il grande fascino dell’outback australiano (sfruttato nel migliore dei modi dal regista esordiente Greg McLean), oltre a un villain decisamente azzeccato come Mick Taylor, hanno permesso all’opera di emergere al di là delle sue reali potenzialità, disseminate di buone intuizioni ma anche di infiniti stereotipi legati al genere di riferimento.
Il film è ambientato nel 1999 e si ispira ai famigerati Backpacker Murders avvenuti durante gli anni novanta, una serie di omicidi commessi da un certo Ivan Milat, un serial killer che prendeva di mira i saccopelisti che si avventuravano nelle zone più impervie del New South Wales. Con “Wolf Creek” ci spostiamo però in Australia occidentale, in un luogo molto celebre per il cratere omonimo di origine meteoritica. Un trio di giovani (due ragazze inglesi e un tipo del posto) partono proprio verso questo parco nazionale, fino a quando la loro auto rimane (ovviamente!) in panne obbligandoli a trascorrere la notte in mezzo al nulla. Il gruppo presto incrocia il destino di Mick Taylor (John Jarratt), un ex cacciatore che vive isolato e lontano dalla civiltà, il quale offre subito il suo aiuto ai tre in difficoltà: il suo comportamento, inizialmente disponibile e gioviale (pur con le sue stranezze caratteriali), poco dopo muta repentinamente mostrando la sua vera natura. I protagonisti sono quindi costretti a vedersela con un mostro che li tiene incatenati dentro un’officina piena zeppa di armi e di strumenti di tortura.
Se nella prima mezzora non accade nulla di entusiasmante (solitamente la fase preparatoria presente in questo tipo di pellicole ci sbatte in faccia il basso livello di intelligenza dei personaggi), è con l’arrivo dello psicopatico che il film prende una piega molto interessante: Mick Taylor ha la faccia giusta e la sua risata inquietante ce lo fa risultare persino più simpatico dei soliti malcapitati, un bel tipo losco sul quale Greg McLean ha costruito una parte della sua carriera (un discreto sequel del film è uscito nel 2010, seguito da una recente serie televisiva incentrata sempre sul folle bifolco in questione). Lo splatter non manca e neppure la tensione, ma bisogna anche ribadire la completa assenza di un guizzo personale che proietti “Wolf Creek” lontano dal già visto, nonostante una location da cartolina capace di rendere ancora una volta protagonista la selvaggia natura australiana, un asso nella manica tipico di tanti prodotti ozploitation.
Tutto sommato “Wolf Creek” diverte e intrattiene per quasi cento minuti, citando qua e là alcune opere importanti del passato (da “The Hitcher” a “Mr. Crocodile Dundee”). Un compitino svolto con passione e dedizione che comunque non lascia ricordi indelebili a fine visione: a nostro avviso di Greg McLean meglio il survival “Jungle” (2017), sempre se non siate degli accaniti aficionados di Mick Taylor e dei suoi modi di fare assolutamente infami.

3

(Paolo Chemnitz)

wolf

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