La Orca

la orcadi Eriprando Visconti (Italia, 1976)

Tra il 1976 e il 1977, Eriprando Visconti (nipote di Luchino) dirige due pellicole destinate a far discutere sia gli addetti ai lavori che i censori di turno, “La Orca” e il seguito “Oedipus Orca”. Ci soffermiamo sul più celebre e riuscito dei due, un film realizzato con un manipolo di attori abbastanza convincenti e ambientato prevalentemente all’interno di una cascina nei pressi di Pavia. Una ricetta semplice per una storia morbosa imperniata attorno al rapimento di una studentessa di ricca famiglia, Alice (interpretata dalla conturbante attrice tedesca Rena Niehaus). Tre balordi conducono la giovane in questo luogo isolato, in attesa che il padre della vittima paghi un lauto riscatto per il rilascio, i soldi però non arrivano e tra gli aguzzini comincia a serpeggiare un certo nervosismo. Michele, incaricato di sorvegliare costantemente la ragazza (fin da subito legata dentro un sudicio letto), viene spesso abbandonato dagli altri due compagni: è proprio lui, il più debole dei tre, a instaurare un rapporto con la giovane, inizialmente basato su qualche piccolo favore (le immagini in cui Michele accompagna Alice in bagno aiutandola nei suoi bisogni fisiologici) e infine incentrato su un’infatuazione letale. Una sindrome di Stoccolma al contrario, in cui il carceriere finisce per essere manipolato dalla mantide femmina, per poi essere divorato senza possibilità di scampo.
Il cast de “La Orca” può contare su un giovane Michele Placido (qui in una delle sue prime apparizioni sul grande schermo), oltre che su Bruno Corazzari (volto conosciuto soprattutto nei poliziotteschi) e Flavio Bucci, anch’egli molto apprezzato durante quel periodo (impossibile dimenticare i suoi ruoli in “L’Ultimo Treno Della Notte” e “Suspiria”). Una squadra piuttosto affiatata che funziona a dovere per oltre novanta minuti, nonostante sia poco curato l’approfondimento di alcuni personaggi (Bucci su tutti) così come l’indagine della polizia, assolutamente marginale rispetto agli eventi. Sul piatto resta quindi un dramma psicologico dalle forti tinte erotiche, illuminato qua e là dai nudi integrali della Niehaus che a un certo punto, sedata con un farmaco, si lascia inconsapevolmente masturbare dal suo aguzzino innamorato.
Eriprando Visconti gira questa storia maledetta (dall’esito ovviamente prevedibile) con un certo rigore autoriale e con una messa in scena volutamente scarna: in “La Orca” tutto è ridotto all’osso, persino i dialoghi, poiché il fulcro sul quale ruota il film è il binomio Niehaus/Placido, la vittima e il carnefice ripresi di continuo in quella squallida stanza. Il risultato complessivo, seppur non privo di pause (soprattutto nella fase centrale), mette in evidenza quella sottile critica sociale espressa dal confronto tra la ricca studentessa borghese e il criminale improvvisato originario del sud, con la donna capace di manovrare con astuzia e ambiguità il suo comportamento non di certo limpido e coerente. Tutto ciò è sottolineato dalle ultime parole pronunciate nel film, quando la polizia si addossa ogni responsabilità della tragedia accaduta poco prima. Per un finale amaro ma realistico.

3

(Paolo Chemnitz)

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