Hostile

hostiledi Mathieu Turi (Francia, 2017)

Il deserto nei pressi di Ouarzazate è una location molto gettonata dal cinema, non a caso questa cittadina è considerata una piccola Hollywood marocchina. Da qui sono passati in tanti, in tempi non troppo lontani persino Ridley Scott con “Il Gladiatore” (2000), Alejandro G. Iñárritu con “Babel” (2006) e Alexandre Aja con il valido remake de “Le Colline Hanno Gli Occhi” (2006). L’esordiente Mathieu Turi (già sul set di “Bastardi Senza Gloria” di Tarantino come assistente alla regia non accreditato) ci propone invece un horror apocalittico contaminato con il (melo)dramma, una storia doppia che sulla carta poteva regalarci molte soddisfazioni. Premesse che si spengono già dopo trenta minuti di visione.
Juliette (Brittany Ashworth) è una ragazza che vaga solitaria nel deserto alla ricerca di viveri: questo panorama post-atomico non lascia molte speranze, anche perché i pochi superstiti devono vedersela con delle orribili creature che si muovono tra quelle lande desolate. Improvvisamente un incidente blocca la protagonista all’interno del suo mezzo blindato, il quale si capovolge lasciando Juliette in una situazione di costante pericolo (la giovane è immobilizzata dentro l’abitacolo con una gamba fratturata e con le ultime munizioni per difendersi). “Hostile” però si sviluppa anche in un contesto metropolitano, quando l’uomo ancora era il padrone della Terra, il montaggio infatti salta di continuo tra passato e presente mostrandoci Juliette nel cuore di una movimentata città. Non sappiamo cosa Mathieu Turi avesse esattamente in mente, ma quello che accade nella storia parallela è una situazione tra le più insulse e patetiche viste di recente sullo schermo: si comincia con Juliette capitata per caso a una mostra di Francis Bacon e qui subito importunata dal belloccio di turno, Jack, il proprietario del museo. E’ tutto così slegato dalla vicenda principale che ci sembra di stare davanti a una soap opera, complici dei dialoghi talmente banali e irritanti da farci cascare le braccia minuto dopo minuto. Il personaggio di Jack lo odierete nel giro di un nanosecondo, mentre per Juliette c’è ancora qualche speranza ma ovviamente questa figura funziona molto meglio in versione cazzuta e apocalittica, dove almeno per qualche istante ci dimentichiamo di quanto sia deleteria l’altra parte del film.
Mathieu Turi dimostra un certo talento dietro la mdp (“Hostiles” ha vinto alcuni premi in giro per il mondo), ma la sceneggiatura (da lui scritta) lascia davvero impietriti per come sono gestiti i passaggi narrativi, due corsi paralleli con tanto di deriva finale romantica che rappresenta il classico colpo di grazia dopo un calvario di quasi novanta minuti. La nostra non è una presa di posizione a prescindere, perché da uno spunto qualunque (Turi ha sicuramente amato “Mad Max: Fury Road”) si può costruire un film coraggioso capace di camminare sulle proprie gambe: qui però accade esattamente il contrario, alla ricerca di un plot originale a tutti i costi che presto ritorna indietro come un boomerang. Che disastro.

2

(Paolo Chemnitz)

hostile pic

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