Treevenge

treevengedi Jason Eisener (Canada, 2008)

Quando arrivano le feste natalizie puntualmente risbucano fuori vecchi proto-slasher di culto (pensiamo a “Black Christmas”), irriverenti mostriciattoli (“Gremlins”) o pellicole più orientate sul cinema fantastico tout court (recentemente vanno di moda gli horror sui Krampus). Ma ogni maratona sul tema che si rispetti non può assolutamente trascurare questo cortometraggio del 2008, un’opera canadese che anno dopo anno acquista nuovi fans in tutte le parti del globo. Guardare “Treevenge” è infatti un rito che bisogna celebrare ogni volta a dicembre, perché quello di Jason Eisener non solo è un corto divertente, ma è anche un lavoro che aggiunge al più becero intrattenimento splatter una riflessione sull’utilizzo degli abeti per fare il consueto albero di Natale.
La soave colonna sonora composta da Riz Ortolani per “Cannibal Holocaust” (1980) ci introduce in questi sedici minuti scarsi di pura follia, dove fin da subito capiamo che anche la natura ha un’anima e soffre se viene sfruttata dall’uomo senza un criterio ben preciso. Gli abeti vengono letteralmente sradicati (con la motosega o con l’ascia) e portati via, pronti per essere decorati nelle case dei cittadini. Come suggerisce il titolo però, “Treevenge” è un eco-vengeance e questi alberi da vittime diventano presto carnefici, prendendo vita e massacrando intere famiglie in un magnifico tripudio di sangue. Una vendetta spassosa, cotta e mangiata in una manciata di giri di lancetta.
La situazione riguardo al presunto disboscamento non è certo drammatica come può suggerire questo cortometraggio, soprattutto perché la maggior parte degli abeti spesso proviene da coltivazioni specializzate (quelli sintetici in realtà inquinano più del dovuto, producendo persino anidride carbonica in eccesso). Dibattito a parte, ciò comunque non smorza neppure per un attimo la gloria di questa autentica perla, un classico da rivedere ogni anno per affrontare in modo weirdo il periodo natalizio. Se poi Jason Eisener vi incuriosisce così tanto, allora vi rimando al suo cafonissimo lungometraggio “Hobo With A Shotgun” (2011), un film da gustare tutto d’un fiato che ribadisce il talento di questo simpatico regista.

4

(Paolo Chemnitz)

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