Crazy Thunder Road

crazy thunder roaddi Sogo Ishii (Giappone, 1980)

“Crazy Thunder Road” (“Kuruizaki Sanda Rodo”) è un film relativamente sconosciuto, nonostante la sua importanza storica soprattutto in patria (registi come Shinya Tsukamoto e Takashi Miike non sarebbero tali senza l’apporto di questa pellicola). Dopotutto, anche il Giappone aveva la sua anima punk, all’epoca incarnata da un regista appena ventitreenne, Gakuryû Ishii (per gli amici Sogo Ishii), il quale gira originariamente in 16mm prendendo spunto da alcune suggestioni già presenti nei biker movies del quasi omonimo Teruo Ishii (con uno sguardo anche al cinema occidentale, pensiamo a “I Guerrieri Della Notte”). Ma Sogo Ishii, più che altro, è un anticipatore, sia di certi post-apocalittici italiani che del cinema cyberpunk nipponico inserito in contesti suburbani.
Nella gang dei Maboroshi c’è un conflitto interno insanabile: qualcuno vuole abbandonare questa vita di strada (anche perché ha altro a cui pensare), mentre il ribelle di turno non vuole scendere a compromessi, continuando a imperversare sull’asfalto bollente di una metropoli irriconoscibile, illuminata dalle luci al neon e costeggiata da grigie colate di cemento. Una scelta che scatena una nuova guerra tra bande, nella quale il nichilismo di fondo prevale su qualsiasi forma di umanità. È il 1980 e la controversa stagione del punk mostra ancora i suoi segni, “Crazy Thunder Road “ è infatti l’anarchia al potere e non potrebbe essere altrimenti.
Seppur caotico nella sceneggiatura e nella messa in scena, il film di Sogo Ishii è talmente affascinante che tutti i difetti passano (quasi) in secondo piano. La colonna sonora (rigorosamente con gruppi giapponesi del periodo) sembra voler accompagnare, come in un musical, una storia non sempre limpida ma completamente calata in un contesto underground di grande interesse. Il regista dirige con pochissimi yen quello che poi sarebbe diventato un suo progetto universitario, da qui la bontà di un lavoro realizzato senza alcuna pretesa eppure carico di emozioni e significati. Il montaggio frenetico rappresenta poi il segnale di un’epoca che sta cambiando: gli anni ottanta ci catapultano nella modernità di un paese dove tutto corre e dove tutto si consuma in un attimo, ecco perché il filo che lega Sogo Ishii a Shinya Tsukamoto ha un peso non indifferente nell’economia del cinema di culto giapponese.
Oggi fortunatamente “Crazy Thunder Road” è facilmente reperibile anche sottotitolato in italiano, una visione raccomandata soprattutto se cercate l’energia e la vitalità di un regista che ha tentato di esplorare nuovi percorsi con un linguaggio non propriamente immediato, ma comunque capace di creare un immaginario poi ripreso persino da un manga universalmente amato come “Akira” e dal successivo anime del 1988.

3,5

(Paolo Chemnitz)

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