Hold The Dark

hold the darkdi Jeremy Saulnier (Stati Uniti, 2018)

Dopo tre anni di silenzio, si rivede il talentuoso Jeremy Saulnier questa volta con una distribuzione Netflix, in attesa dei primi due episodi della terza stagione di “True Detective” (da lui diretti e in arrivo nel 2019). Dal regista del magnifico “Blue Ruin” (2013) e del divertente e adrenalinico “Green Room” (2015) era quindi lecito attendersi un prodotto di livello, premesse rispettate solo in parte anche perché in questo caso la sceneggiatura passa da Saulnier al suo attore feticcio Macon Blair, un dettaglio per nulla trascurabile (il film è un adattamento dell’omonimo romanzo di William Giraldi).
Girato nei dintorni di Calgary (in Canada), “Hold The Dark” è ambientato in Alaska, in una piccola comunità immersa tra la neve e lontana dal mondo: in seguito alla scomparsa di tre bambini, la mamma di uno di questi (Medora) chiama in aiuto un naturalista esperto nel comportamento dei lupi (Russell Core, ben interpretato da un sornione Jeffrey Wright). Un branco viene infatti indicato come il responsabile di queste sparizioni. Una volta sul posto, per l’uomo non è difficile capire che c’è qualcos’altro che si nasconde in quel villaggio, un luogo dove si annida la violenza e nel quale il lupo non è altro che un capro espiatorio (a tal proposito, la telecamera di Jeremy Saulnier spesso indugia sulle maschere tribali utilizzate da questi abitanti, indossate proprio per nascondere la loro oscura natura). La situazione precipita quando il marito di Medora (Vernon, Alexander Skarsgård) ritorna dalla guerra in Iraq, portando con sé le scorie ancora più irruente di un male inestirpabile.
Quello di Saulnier è un vero e proprio depistaggio: “Hold The Dark” di certo non incarna una lotta per la sopravvivenza contro i lupi (“The Grey”) e neppure un horror tout court dove questi mammiferi sono sostituiti dai vampiri (“30 Giorni Di Buio”), nonostante il film condivida con queste due pellicole la stessa simile ambientazione in Alaska. Le atmosfere sono molto particolari e come spesso accade al cinema, la neve comunica un senso di isolamento e di costante pericolo, anche se questa volta il mood plumbeo costruito ad hoc dal regista si scontra con uno script eccessivamente dilatato (centoventicinque minuti in cui non tutto viene chiarito a dovere e dove incontriamo alcune difficoltà ad appassionarci alle vicende del nostro protagonista). Ci dobbiamo quindi accontentare delle notevoli impennate di violenza, come ad esempio nella sparatoria contro la polizia a colpi di mitragliatore, una scena da applausi che non rinuncia all’azione pura e al gore (il sangue è un elemento costante del film).
“Hold The Dark” è un thriller calato all’interno di un involucro mystery, una cupa metafora che racchiude questi personaggi dentro un cerchio ristretto ma non per questo meno insidioso. L’applicazione della celebre espressione homo homini lupus trova quindi il suo compimento nelle bianche distese di un territorio che incute timore. Peccato che alla buona confezione non corrispondano contenuti importanti: speriamo di rivedere presto Saulnier impegnato anche nella sceneggiatura, perché se “Hold The Dark” ha un difetto evidente, è proprio quello legato alla debole consistenza della narrazione.

3

(Paolo Chemnitz)

hold the d

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