Halloween 4 – Il Ritorno Di Michael Myers

h4_di Dwight H. Little (Stati Uniti, 1988)

Se escludiamo le due opere dedicate a Michael Myers dirette da Rob Zombie (che fanno storia a sé), il gap temporale tra l’ultima dignitosa pellicola della saga di “Halloween” e il sequel nuovo di zecca in arrivo sugli schermi a breve è di trenta anni spaccati. Incuriosisce anche il fatto che “Halloween 4 – Il Ritorno Di Michael Myers” esca esattamente dieci anni dopo il primo glorioso capitolo diretto da John Carpenter. Tutto quello che è stato realizzato dal 1988 in poi ci interessa relativamente, si tratta infatti di lavori poco ispirati alcuni dei quali persino ridicoli o inguardabili (pensiamo a “Halloween – La Resurrezione” del 2002).
Questa volta John Carpenter rimane alla finestra e neppure produce. Anche se di suo c’è solo la storica colonna sonora già utilizzata per “Halloween” (1978) e “Halloween II” (1981), nel film si nota comunque una certa urgenza di recuperare le radici presenti nei primi due capitoli (ricordiamo che “Halloween III – Il Signore Della Notte” è un’opera apocrifa dove non è presente il nostro amato villain in maschera). Tutto quindi ricomincia in maniera un po’ forzata: Michael Myers è ricoverato in coma in un ospedale psichiatrico, Laurie nel frattempo è morta e il dottor Loomis (un Donald Pleasence visibilmente invecchiato) mostra i segni delle ustioni sul volto in seguito all’epilogo del secondo episodio. Ma se è vero che il male non muore mai, è anche giusto che tutto prenda la tipica piega degli slasher di quel decennio, dove spesso nei vari sequel lo psicopatico di turno risorge a nuova vita (“you’re talking about him as if he were a human being. That part of him died years ago”). Myers fugge durante un trasferimento in ambulanza e si mette a caccia della nipotina Jamie, una bambina ossessionata da una serie di incubi in cui appare questo assassino (che lei per giunta non ha mai visto). Un legame che ritorna con prepotenza anche nella concitata fase finale del film, capace di dare una scossa decisiva a una narrazione abbastanza scontata almeno per tre quarti di pellicola.
Nel 1988 Michael Myers è già passato di moda: la saga di “Nightmare” è arrivata al quarto capitolo mentre “Venerdì 13” fino a quel momento può contare sulla bellezza di sette film. Riportare in auge Michael Myers non è semplice e infatti l’opera rimane un prodotto ancora oggi esclusivamente indicato ai fan, nonostante col senno di poi questo “Halloween 4” non sia poi così superfluo come alcuni lo dipingono. In questo caso il regista Dwight H. Little punta sulle atmosfere (Salt Lake City diventa Haddonfield) girando alcune belle scene in notturna, senza però lasciare troppo spazio allo splatter (al termine delle riprese furono girate delle sequenze apposite proprio per rendere più succulento un prodotto altrimenti troppo soft).
In attesa di “Halloween” in versione 2018, ripassare la saga film dopo film diventa quasi un rituale obbligatorio, ma una volta giunti al quarto capitolo il consiglio è quello di saltare direttamente al presente, nella speranza di non restare delusi dall’imminente pellicola diretta da David Gordon Green. Staremo a vedere.

3

(Paolo Chemnitz)

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