Ghostland

ghostlanddi Pascal Laugier (Francia/Canada, 2018)

Pascal Laugier torna sul luogo del delitto. Nel 2008 esce lo sconvolgente “Martyrs”, oggi è la volta di “Ghostland – La Casa Delle Bambole”, un film che si lega sotto alcuni aspetti proprio alla celebre pellicola horror ammirata durante lo scorso decennio. Per il regista si tratta quasi di un ritorno alle origini, considerando che la sua carriera avrebbe potuto prendere una piega diversa con il remake di “Hellraiser” (1987), un progetto poi abortito a causa della visione differente tra la produzione statunitense e la coerenza di Laugier. Lo zampino americano ha comunque condizionato il mystery movie “I Bambini Di Cold Rock” (2012), opera interlocutoria che non ha certo portato ulteriore gloria al regista francese, di cui sinceramente si erano perse un po’ le tracce in questi ultimi anni.
“Ghostland” (conosciuto anche con il titolo “Incident In A Ghostland”) ha una partenza molto diretta che ci permette immediatamente di familiarizzare con la psicologia delle due protagoniste: Beth ama scrivere racconti dell’orrore (con tanto di citazione per Lovecraft) e vive in un mondo tutto suo, al contrario della sorella Vera, con lei scontrosa e dal carattere più tormentato. Entrambe sono in viaggio con la madre verso una villa di campagna ereditata dalla zia, ma proprio sulla strada la loro auto è affiancata da un furgone che lancia un segnale premonitore, qualcosa sta per accadere e ce ne accorgiamo da lì a poco, quando come nel più classico degli home invasion la loro nuova abitazione viene violata da due personaggi piuttosto ambigui, il primo travestito da donna e il secondo dalla stazza enorme (un gigante pelato che fisicamente ricorda Leatherface ma senza motosega!). Tutto quello che accade tra quelle mura viene poi ricomposto pezzo per pezzo sedici anni dopo, quando ritroviamo ancora insieme le due sorelle: Beth è diventata una famosa scrittrice di racconti horror mentre Vera è traumatizzata da quell’evento e vive in una situazione di costante paranoia. Il merito di Pascal Laugier è quello di mescolare sapientemente realtà e immaginazione, catapultandoci all’interno di una pellicola complessa e stratificata ma capace di reggere bene per novanta minuti sia a livello narrativo che di sceneggiatura.

ghostl“Martyrs” ritorna nel momento in cui rivediamo complici due figure femminili e una tematica legata anche al sacrificio, “Ghostland” però è un film cangiante dove la tortura convive in simbiosi con la fiaba nera, anzi nerissima. Non deve quindi trarre in inganno quell’incipit degno di un horror di Rob Zombie, il regista transalpino infatti rimodella con molta personalità il suo cinema, calandolo in un contesto estremo anche quando il sangue non è poi così copioso: “Ghostland” turba lo spettatore, lo bombarda di tragiche verità, lo assedia e lo rinchiude dentro un luogo circoscritto nel quale ogni dettaglio ci comunica qualcosa. E’ proprio la casa in cui si agitano le protagoniste a rappresentare il fatidico personaggio aggiunto, complice una messa in scena appesantita da scenografie kitsch dense di particolari, un labirinto di stanze che riporta in mente sia “La Casa Nera” (1991) di Wes Craven che gli inquietanti cimeli presenti in “Livid” (2011), qui però sostituiti dalle bambole (che nel film hanno un ruolo marginale, a dispetto del titolo italiano di prossima distribuzione).
“Ghostland” riporta in alto Pascal Laugier, un regista con le idee chiare che riesce a dare il meglio di sé proprio con questi prodotti indipendenti e liberi da ogni costrizione: lontano da Hollywood, lontano da tutti. Non ce lo ricorderemo come un capolavoro da consegnare ai posteri, ma finalmente possiamo goderci un horror degno erede di quella scuola estrema francese poi dissipatasi lentamente come la nebbia al mattino.

4

(Paolo Chemnitz)

ghostland1

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One thought on “Ghostland

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