Scanners

scannersdi David Cronenberg (Canada, 1981)

“Scanners” si colloca esattamente a metà strada tra due (dei tanti) capolavori di David Cronenberg, “Brood – La Covata Malefica” (1979) e “Videodrome” (1983), ponendosi come punto di passaggio obbligatorio tra le sue pellicole più grezze degli anni settanta e l’approccio più arioso e internazionale del nuovo decennio: non a caso “Scanners” trasporta definitivamente il body horror dal corpo alla mente (ampliando ulteriormente l’esperienza di “Brood”), un tuffo deciso verso quelle dinamiche da thriller fantascientifico già assaporate poco tempo prima con “Fury” (1978) di Brian De Palma.
Cameron Vale è un individuo dotato di enormi poteri telepatici, ma qualcuno ha messo gli occhi su di lui, infatti una volta catturato l’uomo viene risvegliato dal Dottor Ruth (il luminare di una multinazionale che esegue esperimenti su questi scanners). Esiste però una potente organizzazione rivale che rappresenta una seria minaccia per i membri della ConSec, così Cameron Vale viene scelto per contrastare questo nemico pericoloso. Quello del regista canadese è quindi un film di spionaggio, di oscuri intrecci fantapolitici ma anche di sangue e di orrore, poiché lo scanner da eliminare (Darryl Revok) ha dato prova dei suoi incredibili poteri mentali durante una conferenza, in una delle scene più tese, riuscite e ammirate del cinema di Cronenberg (l’esplosione della testa è entrata con prepotenza tra le immagini cult dell’iconografia horror). Revok è interpretato da Michael Ironside, l’attore più in palla del lotto qui capace di assomigliare ancora di più per fisionomia ed espressività al miglior Jack Nicholson.
tumblr_omb02vpM5Y1tr6ni8o1_500Gli ingredienti per attirare l’attenzione di un pubblico più vasto ci sono tutti (incluso il dualismo tra buono e cattivo che si risolve con un twist tutto sommato prevedibile), “Scanners” infatti diventa il primo grande successo del regista su scala mondiale: ciò ovviamente non significa che il film sia il miglior Cronenberg del periodo, anzi è proprio questa pellicola a mostrare una sceneggiatura meno lucida e ispirata del solito (una discontinuità che ci sentiamo di trascurare fino a un certo punto). Possiamo anche affermare con certezza che “Scanners” sia volutamente connesso al cortometraggio sperimentale “Stereo” (1969), nel quale ben dodici anni prima Cronenberg affrontava il tema della telepatia contagiosa. Ma solo nel 1981 il regista associa drasticamente un virus per il controllo mentale ai controversi obiettivi delle multinazionali, qui in conflitto tra loro anche per il monopolio di un farmaco fondamentale per la creazione stessa degli scanners, l’Ephemerol. Una tematica della manipolazione poi sfruttata con maggiore enfasi nel geniale “Videodrome”, il passo decisivo per la consacrazione definitiva.
I quattro sequel del film non sono stati diretti da David Cronenberg e ve li sconsigliamo, eccetto il passabile “Scanners 2 – Il Nuovo Ordine” (1991) diretto da Christian Duguay. Nulla a che vedere con il prototipo originale, un lavoro non di primissima fascia ma pur sempre basilare per assimilare i nuovi meccanismi estetici e concettuali di un regista appena atterrato negli anni ottanta. Scienza, progresso e tecnologia come inquietudine costante.

3,5

(Paolo Chemnitz)

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