Vigilante

vigilantedi William Lustig (Stati Uniti, 1982)

William Lustig è nato nel Bronx e ha trascorso la sua adolescenza rinchiuso nei cinema grindhouse del suo quartiere divorando un numero elevatissimo di pellicole exploitation. Una passione poi esplosa con l’imprescindibile “Maniac” (1980) e con una manciata di lavori successivi dalle alterne fortune. “Vigilante” (1982) si accoda con meno successo al suo illustre precursore, riproponendo ancora una volta quelle atmosfere urbane tanto care al regista americano: questa volta però l’elemento thriller prende il sopravvento su quello horror, collegandosi in maniera radicale al tema della giustizia privata già sfruttato enormemente durante i 70s (da “Il Giustiziere Della Notte” a “Taxi Driver” la lista è davvero lunga).
There are some 40-odd homicides a day on our streets. There are over two million illegal guns in this city. Man, that’s enough guns to invade a whole damn country with. They shoot a cop in our city without thinking twice about it. How much more of this grief are we gonna stand for? How many more locks we gotta put on our goddamn doors?”. All’inizio degli anni ottanta il livello di criminalità nelle città americane aveva raggiunto vette considerevoli, eppure questi discorsi li sentiamo ancora oggi sia da parte di alcuni politici che da parte di molti cittadini impauriti. Quello che succede a Eddie Marino è solo l’ennesimo caso davanti al quale poco o nulla può la giustizia: il figlioletto Scott viene ucciso con una fucilata, la moglie Vickie è ridotta invece in fin di vita, una gang della zona ha fatto irruzione nella loro casa proprio mentre l’uomo era assente. Nonostante un processo (l’attore feticcio Joe Spinell questa volta veste i panni di un avvocato corrotto), l’accusa nei confronti del portoricano Rico Melendez cade come nella più tragica delle farse, lasciando impuniti tutti i colpevoli. Eddie così rinuncia alla fiducia nelle istituzioni, mettendosi personalmente a caccia dei membri della banda.
“Vigilante” ha un buon potenziale sfruttato purtroppo con poca elasticità: lo script non ha grandi illuminazioni e il ritmo non trova mai le giuste impennate, specialmente nelle scene action che soffrono di qualche goffaggine di troppo (alcune sequenze citano volutamente “Il Braccio Violento Della Legge”). Eddie Marino è interpretato da Robert Forster (il suo carisma vale un’unghia di Charles Bronson), il quale non ha mai un ruolo dominante nelle vicende, come se William Lustig avesse avuto timore di caricare sulle sue spalle tutto il peso degli eventi. Ma c’è anche un rovescio della medaglia di assoluto rispetto: quando piomba la notte “Vigilante” si rivela un film di grande atmosfera, merito di una notevole colonna sonora (i synth analogici colpiscono ancora) e di un mood a tratti molto simile ad alcune opere di carpenteriana memoria (è davvero impossibile scindere la sensibilità registica di William Lustig dagli squarci metropolitani avvolti nel buio).
“Vigilante” è un thriller sadico e misogino a cui manca il guizzo vincente, un film di medio interesse ma non per questo trascurabile. Se avete amato “Maniac” o il ciclo successivo legato a “Maniac Cop” (1988) e derivati, anche questa pellicola non può mancare tra le vostre visioni.

3

(Paolo Chemnitz)

vigil

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