Livid

lividdi Alexandre Bustillo e Julien Maury (Francia, 2011)

Sono trascorsi solo pochi anni dall’incredibile exploit di “À L’Intérieur” (2007) ma della fantastica ondata di cinema estremo francese non vi è più traccia. Pascal Laugier (“Martyrs”) si tuffa nel mystery con il trascurabile “I Bambini Di Cold Rock” (2012), Xavier Gens (“Frontier(s)”) sceglie la strada internazionale con il survivalThe Divide” (2011) mentre Alexandre Aja (“Alta Tensione”) già da tempo lavora con produzioni horror americane destinate al grande pubblico. Gli unici veramente fedeli alla linea restano Alexandre Bustillo e Julien Maury, reduci dal succitato ferale capolavoro “À L’Intérieur” e stavolta intenzionati a girare un film diverso ma non meno inquietante del suo predecessore.
Il livido paesaggio della Bretagna ci introduce la figura di Lucie, una giovane infermiera al suo primo giorno di lavoro: tra i vari ammalati da visitare a domicilio, c’è anche Mrs Jessel, una decrepita insegnante di danza tenuta in vita da un respiratore. Quando Lucie scopre che nella villa della vecchia è nascosto un tesoro di inestimabile valore, la giovane (insieme al suo ragazzo e a un loro amico) decide di penetrare durante la notte in quella dimora. Una scelta ovviamente piena di insidie e di angoscianti sorprese.
tumblr_nhd28sWO0a1r04g55o1_500“Livid” (“Livide” nel titolo francese) parte molto bene: atmosfere plumbee, una regia matura e ricca di raffinatezze tecniche, una fotografia molto suggestiva e una tensione palpabile, soprattutto all’interno della casa. I rimandi al Dario Argento di “Suspiria” (1977) sono evidenti, ma al di là degli oscuri legami tra “Livid” e il cinema horror argentiano, quello che subito salta ai nostri occhi sono le scenografie, talmente sovraccariche di particolari (animali impagliati, oggetti antichi, bambole) da stringersi in una morsa soffocante nei confronti dei tre malcapitati. Dopo quasi un’ora restiamo totalmente ammaliati da queste macabre sensazioni (il primo omicidio tarda a sopraggiungere ma è spettacolare), poi però all’improvviso accade l’impensabile: la sceneggiatura di “Livid” si accartoccia su se stessa, deviando su fantomatiche derive sovrannaturali che si riversano su un epilogo deludente e completamente insensato. Un peccato (non) veniale che i due registi pagano caro, poiché quello che poteva essere un ottimo lavoro rimane soltanto un horror discreto o poco più (per fortuna baciato da un talento visionario di notevole imponenza). Anche la controversa figura della nera musa Béatrice Dalle qui viene impiegata con qualche eccessiva forzatura, nonostante l’attrice sia protagonista di una scena cult tra le più sadiche viste di recente sullo schermo.
Per la coppia Alexandre Bustillo e Julien Maury “Livid” rappresenta l’inevitabile passo indietro rispetto al debutto, una fiaba dark tanto avvolgente quanto inconsistente nello script. Un film che riesce almeno a stabilire più di un contatto vivo con la gloriosa new wave of french horror del decennio precedente, prima della decadenza (il derivativo “Aux Yeux Des Vivants”) e la timida ripresa con “Leatherface” (2017), opera che però di francese ha solo i nomi dei due registi.

3,5

(Paolo Chemnitz)

Livid (1)

 

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