Se Sei Vivo Spara

se sei vivo sparadi Giulio Questi (Italia/Spagna, 1967)

“Se Sei Vivo Spara” è uno spaghetti western atipico, Giulio Questi riversa infatti tra questi fotogrammi tutta la sua esperienza durante la guerra partigiana in montagna, immagini crude, violente e prive di umanità. Un film cinico, visionario, girato con pochi mezzi eppure strutturato con ingegno e acutezza, praticamente un western di quelli da vedere e rivedere anche a distanza di anni.
Una banda di criminali composta sia da statunitensi che da messicani compie una sanguinosa rapina ai danni di un gruppo di soldati dell’esercito. Gli americani decidono però di non stare ai patti e per accaparrarsi tutto l’oro rubato fucilano i loro soci messicani: ma uno di loro (Tomas Milian), rimasto miracolosamente ferito e soccorso da due indiani di passaggio, risorge a nuova vita e si mette sulle tracce dei traditori per cercare vendetta. Intanto il branco giunge in una cittadina abitata da gente molto strana e le vicende prendono una piega complicata anche per gli americani, visti con molta diffidenza e costretti a subire un linciaggio collettivo. Quando nel film entra in gioco un ricco proprietario terriero messo al corrente dell’arrivo dei banditi in città, “Se Sei Vivo Spara” cambia ulteriormente registro proponendoci ancora inganni e doppiogiochismo nel nome del dio denaro.
Giulio Questi (aiutato alla regia da un giovanissimo Gianni Amelio) si trasferisce in Spagna per girare la pellicola, ma per le riprese non serve spingersi fino al deserto dell’Almeria, poiché vengono individuate alcune spoglie colline nei pressi di Madrid (Hoyo De Manzanares), un panorama bianco e accecante privo di vegetazione che da lì a poco sarebbe diventato un nuovo quartiere residenziale. Oltre alla suggestiva location, un buon manipolo di attori (tra cui Ray Lovelock al debutto) e un semplice ma epico score musicale contribuiscono alla riuscita del prodotto, il quale però viene immediatamente bloccato nei cinema italiani: nonostante il divieto ai minori di 18 anni, la visione di “Se Sei Vivo Spara” causa lo svenimento di due signore (così racconta il regista bergamasco in una delle sue ultime interviste prima di lasciarci nel 2014), con conseguente e perentorio intervento censorio. Bisogna attendere il 1975 per ritrovare l’opera in circolazione (denominata stavolta “Oro Hondo”), mentre per fortuna in America la pellicola incontra i favori del pubblico, diventando in breve tempo uno dei film più apprezzati nel genere (con il titolo furbetto di “Django Kill… If You Live, Shoot!”).
Accennavamo sopra alla violenza: un indiano scotennato, il ventre di un uomo aperto in due per recuperare una pallottola d’oro, oltre a scene di tortura (in alcune sequenze Milian anticipa il Franco Nero di “Keoma”) e al tema scabroso dell’omosessualità, qui presente con una certa insistenza (i pistoleri gay, ambigui anche nel vestiario) e forse per l’epoca troppo avanti per essere universalmente accettato. Quella di Giulio Questi non è certo avanguardia ma è comunque coraggio e intraprendenza, il suo è un western surreale che tanto è piaciuto a Tarantino (e sicuramente anche a Jodorowsky e Arrabal) proprio per la sua unicità. Un film gotico bruciato dal sole e sporcato dalla sabbia bollente, dopotutto solo le atrocità della guerra vissuta in prima persona potevano sguinzagliare un delirio di tale portata.

4

(Paolo Chemnitz)

se sei vivo

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