Funeral Parade Of Roses

funeraldi Toshio Matsumoto (Giappone, 1969)

“Funeral Parade Of Roses” (“Bara No Sôretsu”) rappresenta la vetta cinematografica di Toshio Matsumoto, un film che bisogna saper decostruire e ricostruire attraverso il bombardamento di immagini a cui siamo sottoposti, ognuna delle quali collegata a un significato, a una tematica, a un concetto portante. Il regista giapponese (scomparso poco meno di un anno fa) qui miscela con grande acutezza la tragedia greca, la nouvelle vague francese, la contemporaneità legata alle tensioni studentesche del periodo, il documentario e il cinema di taglio queer, un compendio di sperimentazione e avanguardia che ancora oggi risuona come un passaggio raro se non unico all’interno della scuola nipponica di quel decennio.
Eddie è un travestito che lavora in un locale gay gestito da Leda: il suo spirito intraprendente lo aiuta a conquistare l’amore del compagno di Leda e la gestione del bar stesso, con conseguente disperazione e morte della collega. Proprio tramite il rapporto tra il/la protagonista e il suo nuovo amante, Matsumoto mette in scena una personale quanto originale trasposizione dell’Edipo Re di Sofocle, un dramma esistenziale destinato a sfociare nella tragedia più assoluta. “Funeral Parade Of Roses” innova e rinnova quella voglia di guardare avanti insita in molti acclamati registi dell’epoca: da Kôji Wakamatsu a Masao Adachi, da Yasuzô Masumura a Shûji Terayama, fino appunto alle opere di Toshio Matsumoto, una serie di nomi che non hanno mai smesso di influenzare il cinema del Sol Levante ma anche quello occidentale (“Funeral Parade Of Roses” è considerato basilare da Stanley Kubrick, il quale ha dichiarato più volte il legame tra questo film e “Arancia Meccanica”).

funergifL’opera non è di facile fruizione: è frammentata, discontinua ed abbraccia una moltitudine di sfumature (persino fumettistiche) che cambiano continuamente registro, alternandosi o persino sovrapponendosi durante la visione. Ma dietro tutto questo caos si nasconde la libertà di espressione di Matsumoto, il rifiuto del dogma e delle regole, un status privo di barriere senza il quale nulla potrebbe prendere forma. Ecco che così la figura di Eddie diventa l’incarnazione di un simbolismo profondo mutuato dal capolavoro di Sofocle (con un occhio che guarda anche all’Edipo Re pasoliniano), ovvero quel personaggio che intende esplorare la propria identità fino alle estreme conseguenze. La scoperta della realtà e la tragicità del conoscere, un elogio dell’intelligenza che comporta una legge del contrappasso dura da accettare (“Funeral Parade Of Roses” si conclude con un finale straziante e indimenticabile).
Lo spirito di un individuo raggiunge la propria assolutezza attraverso la negazione incessante”. Quella di Matsumoto è quindi una parabola filosofica e poetica che dallo splendore assoluto sprofonda nelle tenebre, un’esperienza indissolubilmente legata alla fragilità dell’essere umano, il tutto riletto in chiave omosessuale (gli attori travestiti trasmettono un fascino conturbante senza pari) e con un pizzico di humour mai fuori posto. Il funerale delle rose ha così modo di compiersi, un destino infausto che riflette in maniera speculare il disorientamento di una generazione priva di punti di riferimento e in balìa di una cultura di stato qui aspramente criticata dalle lotte studentesche. Il perfetto bilanciamento tra introspezione e avanguardia, tra psicologia e sociologia, tra ambiguità e perfezione, un moto perpetuo in bianco e nero che si frantuma come un’onda spumeggiante sui nostri occhi increduli.

5

(Paolo Chemnitz)

funeral parade

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