Pixote, La Legge Del Più Debole

pixotedi Héctor Babenco (Brasile, 1981)

Héctor Eduardo Babenco è scomparso nel 2016 all’età di settant’anni, dopo una lunga carriera in giro per il mondo senza un punto di riferimento costante (ricordiamo le sue origini argentine, poi il trasferimento in Europa e poi ancora le esperienze in Brasile e negli Stati Uniti). Un regista che spesso ha messo sullo schermo un cinema dei poveri e degli emarginati, influenzato dal neorealismo italiano. Rammentiamo ad esempio alcune sue pellicole ambientate dentro le carceri (da “Il Bacio Della Donna Ragno” a “Carandiru”) oppure quelle girate per strada in mezzo ai senzatetto (“Ironweed”). “Pixote: A Lei Do Mais Fraco” (questo il titolo originale) è un film durissimo, tratto dal romanzo “Infancia Dos Mortos” di José Louzeiro: si tratta della pellicola preferita da Harmony Korine, il regista di “Gummo” (1997), il quale deve sicuramente qualcosa all’opera di Babenco.
Come se fossimo davanti a un documentario di taglio sociale, durante l’incipit un uomo ci illustra la triste situazione nella città di San Paolo, dove molti minori sono costretti a sopravvivere dedicandosi ad attività illegali, come il traffico di droga e la prostituzione. Alcuni di loro, come il protagonista Pixote, finiscono in riformatorio: da qui inizia la storia di questo ragazzino, un disagio senza via di scampo in un luogo infernale nel quale i piccoli criminali non sono altro che semplici pedine per le sadiche guardie carcerarie, tra ripetuti abusi, minacce e stupri. Pixote sniffa la colla, si difende come può e nel frattempo riesce a trovare qualcuno umanamente vicino a lui (Chico, un giovane effemminato di nome Lilita e il suo nuovo amante Dito), un gruppetto di persone con le quali il protagonista fugge da quella prigione.
Una volta fuori, i problemi purtroppo non finiscono, poiché nessuno può invertire un destino ormai tracciato: i ragazzi si recano a Rio per smerciare cocaina, ma la routine quotidiana segnata dai furti e dal vagabondaggio alimenta tensioni sempre più forti che sfociano inevitabilmente nella tragedia.
Il regista si sofferma sulla realtà dei fatti, analizzandola senza alcuna spettacolarizzazione e lasciando anche spazio a un certo lirismo (comunque mai esasperato), una poetica del dolore che cerca di scuotere la nostra sensibilità. Quello di Héctor Babenco è quindi un manifesto fatale di una gioventù allo sbando, considerando che Fernando Ramos Da Silva (il piccolo attore non professionista che interpreta Pixote) sarà freddato in una sparatoria con la polizia pochi anni dopo le riprese del film. Praticamente un finale dopo il finale, ancora più amaro di quello simbolico a cui assistiamo prima che scorrano i titoli di coda. Sconvolgente, eppure è una storia che si ripete tutti i giorni e non solo in Brasile. Quando il cinema è verità.

4,5

(Paolo Chemnitz)

pixote pic

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