The Neighbor

the neidi Marcus Dunstan (Stati Uniti, 2016)

Marcus Dunstan è un personaggio navigato all’interno del circuito horror americano. Come sceneggiatore, ha iniziato nel 2005 con “Feast”, per poi proseguire con alcuni capitoli della celebre saga di “Saw”. Un approccio al genere che abbiamo ritrovato nei suoi unici film diretti prima di questo “The Neighbor”, ovvero “The Collector” (2009) e “The Collection” (2012), opere nelle quali l’influenza di “Saw” è palese e consequenziale a quanto fatto in precedenza.
Uscito negli States nel settembre del 2016, questo “The Neighbor” taglia in parte con il passato, muovendosi in territori thriller rispetto alle fantasiose derive horror di taglio più commerciale. Qui le trappole sono state sostituite dalla diffidenza: ci troviamo infatti nel profondo sud, in un losco buco di culo del Mississippi dove ogni abitante si guadagna da vivere gestendo un’attività illecita. I vicini si spiano a vicenda, in fondo “we all have our secrets” (come recita lo slogan) e non bisogna mai trascurare quello che può succedere a pochi metri dalla propria casa. Lo sanno bene i due protagonisti del film, John e la sua bella moglie Rosie, spesso impegnati a seguire con un binocolo quello che accade dall’altra parte della staccionata, dove vive un uomo (Troy) che si comporta in maniera anomala.
Un giorno Rosie scompare nel nulla: i sospetti conducono John proprio all’interno dell’abitazione di Troy, un luogo pieno di segreti raccapriccianti che alimentano una certa tensione nello spettatore, grazie a un ritmo narrativo mai blando che Marcus Dunstan riesce a gestire con bravura e intelligenza. Eppure questo “The Neighbor” non inventa nulla di nuovo, a cominciare dall’ennesima storia di qualche psicopatico della desolata provincia americana che si diverte a rapire e torturare le persone in cantina. Lo stesso si può dire per gli ultimi venti minuti, sicuramente movimentati ma allo stesso tempo piuttosto prevedibili anche nei presunti colpi di scena studiati forse con troppa precisione. Ma Dunstan convince a più riprese, perché “The Neighbor” è un film pieno di marciume che non risparmia nessun personaggio, inclusi quelli legati alla sfera istituzionale (la polizia). Inoltre di impennate che incollano allo schermo ce ne sono parecchie, come ad esempio nei titoli di testa (atmosfere urbane e musica indie si avvolgono a vicenda) o nelle immagini cult della colluttazione dentro una fossa ricolma di putridi resti animali.
Quello del regista dell’Illinois è un film semplice e schematico, però ben calibrato verso il raggiungimento di un climax che non lascia di certo indifferenti. Con un finale meno forzato avremmo alzato il voto di mezzo punto,  ma di base questo “The Neighbor” si pone ben al di sopra della media generale. L’orrore della porta accanto.

3,5

(Paolo Chemnitz)

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