These Final Hours

these finaldi Zak Hilditch (Australia, 2013)

In Australia hanno sempre avuto un buon feeling con il cinema apocalittico, sicuramente più da un punto di vista di taglio exploitation (la storica saga di “Mad Max”) che da un versante puramente drammatico. “These Final Hours” prova a mettere d’accordo un po’ tutti mescolando sangue e violenza con una storia dai contorni più umani e terreni, nella quale i sentimenti fanno ancora parte del codice morale di qualche individuo. Il film di Zak Hilditch (un regista poi messo alla prova da Netflix per “1922”) ha trovato anche una distribuzione italiana, alla pari del quasi contemporaneo “The Rover” (2014), un altro prodotto aussie di matrice apocalittica piuttosto apprezzato dai seguaci del genere.
Ci troviamo a Perth e da tutte le parti del globo arrivano notizie infauste: una nube di fuoco sta letteralmente mangiando il cielo e la terra, facendo scomparire qualunque cosa incontri sul proprio cammino. Mancano soltanto dodici ore alla fine, così tra follie di massa, disperazione ed esaltazione generale, ognuno impegna il poco tempo rimasto nel migliore (o peggiore) dei modi: James ad esempio esce per recarsi al party definitivo, dove l’attesa viene ingannata con il sesso e la droga, ma prima di raggiungere quel luogo egli si imbatte in uno scenario a dir poco agghiacciante. Le persone si ammazzano, consumano stupri e violenze di ogni tipo e proprio in una di queste situazioni il protagonista incontra una ragazzina alla disperata ricerca del padre. I due così diventano compagni di questo viaggio urbano dai contorni vagamente surreali, non aspettatevi però le atmosfere plumbee e desolate di “The Road” (2009), poiché quella di Hilditch è una pellicola dai toni convulsi e imprevedibili, che vive in tempo reale un’apocalisse imminente (la fotografia giallognola sembra volerci trasmettere lo stesso caldo torrido e opprimente in cui sono immersi i personaggi del film).
Quello di James è un percorso di redenzione, filtrato attraverso una serie di esperienze che in poche ore gli permettono di dimenticare il suo passato, una corsa a ostacoli che ci catapulta verso un finale sicuramente suggestivo ma troppo melodrammatico per i nostri gusti. Quando “These Final Hours” cerca a tutti i costi di smuovere una certa sensibilità nello spettatore, la poetica intimista suggerita dal regista si scontra con un mood completamente avulso rispetto alle intenzioni: secondo le parole di Hilditch, l’ultimo giorno sulla Terra dovrebbe farci realmente capire a chi apparteniamo e soprattutto chi amiamo. Una riflessione che perde qualunque significato davanti all’orda selvaggia che ci viene proposta nelle immagini del festino (in cui l’evoluzione psicologica che scuote il nostro antieroe ci è parsa un po’ affrettata, tra una botta di cocaina e un improvviso rimorso).
Se è vero che i sentori apocalittici del memorabile “Melancholia” (2011) di Lars Von Trier avevano ben altre caratteristiche, questo film australiano – seppur con un budget limitato – riesce a regalarci un valido intrattenimento in attesa della fine del mondo. Le sequenze del party valgono da sole la visione e con un tocco di sangue in più “These Final Hours” sarebbe potuto diventare qualcosa di veramente importante. Romanticismo a parte.

3,5

(Paolo Chemnitz)

These Final Hours

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