Il Poliziotto E’ Marcio

il poliziotto-edi Fernando Di Leo (Italia/Francia, 1974)

Dopo la spettacolare trilogia del milieu, Fernando Di Leo realizza due film su commissione per il produttore Galliano Juso: “Il Poliziotto è Marcio” (1974) e “La Città è Sconvolta: Caccia Spietata Ai Rapitori” (1975). Con il primo dei due sicuramente superiore.
L’incipit ricalca in pieno gli stilemi del poliziottesco (si comincia con una spietata esecuzione e un successivo adrenalinico inseguimento per le strade di Milano), ma presto la storia prende la piega di un noir, approfondendo le dinamiche psicologiche del protagonista Domenico Malacarne (un cognome, una garanzia), non il solito commissario inappuntabile e deciso a sconfiggere con ogni mezzo la criminalità, ma un poliziotto corrotto fino al midollo. Il film anche per questo motivo non fu accolto con grande fervore alla sua uscita, restando nell’ombra per decenni (prima della definitiva riesumazione grazie al dvd della RaroVideo).
Luc Merenda (qui in una delle sue prove più convincenti) è il protagonista, con un piede nel commissariato e l’altro nel malaffare. Un gruppo di trafficanti si affida alla sua copertura (in cambio di tangenti) per lo smercio di sigarette di contrabbando: quando però il boss Pascal decide di alzare la posta (armi invece delle sigarette), Domenico Malacarne inizia a ostacolarlo. Ne scaturiscono tradimenti, omicidi e un finale nerissimo e nichilista.
“Il Poliziotto è Marcio” tecnicamente è impeccabile, grazie all’ottima regia e a un montaggio di spessore. Ma al di là della bravura di Fernando Di Leo, l’opera non passa di certo inosservata per l’alta dose di violenza mostrata sullo schermo: la scena del gatto rinchiuso nel sacchetto di plastica è gratuita ma fa parte di un degrado generale che non risparmia nessun personaggio, dal più sadico a quello più irreprensibile (il padre di Malacarne, un maresciallo dei carabinieri il cui burrascoso rapporto con il figlio accentua la tensione degli eventi). Perché ogni individuo è marcio, anche solo chi ha leccato il culo per tutta la vita pur di tenersi stretta la poltrona. Niente male pure il simpatico Vittorio Caprioli nei panni di un nostalgico napoletano in continuo conflitto con la metropoli milanese, quasi a voler stemperare un clima altrimenti troppo serio e compassato. Un’amalgama che funziona, senza dubbio.
Pur se inferiore ai capolavori del regista pugliese, “Il Poliziotto è Marcio” è un lungometraggio di tutto rispetto (ben accompagnato dallo score del compianto Luis Bacalov), capace di invertire la prassi tipica del cinema poliziottesco del periodo, mutandola senza alcun timore in favore di un pessimismo generale. Nessuno si salva, sono tutti infami.

3,5

(Paolo Chemnitz)

il poliziotto è marcio

 

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