M.F.A.

m.f.adi Natalia Leite (Stati Uniti, 2017)

Francesca Eastwood ha stoffa da vendere: glaciale come il padre e capace di catalizzare l’intera attenzione su se stessa, anche quando ci troviamo davanti a un film senza infamia e senza lode (come questo). Già femme fatale nel western estremo “Outlaws And Angels” (2016), la Eastwood si conferma valida interprete (in un ruolo da mantide) all’interno di un’opera che affronta con insistenza tematiche molto attuali, legate alle reazioni psicologiche in seguito a uno stupro o a molestie sessuali (eloquente è il caso di cronaca Harvey Weinstein vs Asia Argento). Ovviamente non poteva che essere donna anche la regista, la brasiliana Natalia Leite.
“M.F.A.” (acronimo di Master Of Fine Arts) si svolge in un campus universitario, un luogo affollato da giovani che nasconde insicurezze, delusioni, insidie e storie scabrose, tra festini selvaggi, droghe, sesso e persino bullismo verso gli ultimi arrivati (il recente positivo “Goat” si è soffermato sul fenomeno delle confraternite). Durante un party notturno, Noelle (la protagonista) viene violentata brutalmente da un suo coetaneo: quando egli muore durante una caduta accidentale, nella ragazza si risvegliano i demoni interiori della vendetta universale, un impulso che dal corpo ferito risale fino ai meandri oscuri della mente. La giovane però è delusa dalla passività delle altre studentesse del campus, vittime silenti di tanti soprusi che non vengono mai denunciati (gli incontri del gruppo di sostegno risultano poco utili alla causa), così Noelle decide di sfogare la sua rabbia repressa contro una serie di individui di sesso maschile. Un rape & revenge di ampio respiro quindi, che non si scaglia solo sul carnefice originario, ma anche su altri uomini condannati uno dopo l’altro a un destino crudele (la deriva femminista è palese ma offre alcuni interessanti spunti per la riflessione).
“M.F.A.” in realtà non ha molto da raccontare: la narrazione scorre in maniera ridondante (omicidio dopo omicidio) e senza grandi sussulti, intervallata soltanto dall’aspetto più intrigante del film, quello legato all’arte. Noelle infatti – inizialmente in crisi di ispirazione – subito dopo lo stupro tira fuori il talento richiesto per superare il severo giudizio della commissione che esamina i suoi quadri. Dopotutto proprio i grandi capolavori della pittura riflettono l’animo dilaniato e tormentato dei loro autori (pensiamo a Van Gogh, Munch o Goya), emozioni deviate che la protagonista trasforma in pennellate cariche di odio: peccato che questo tragico e intenso rapporto tra arte e violenza sia solo abbozzato, un contorno che non affonda mai a dovere lasciando invece spazio a una carica da slasher movie che di originale ha davvero ben poco.
Francesca Eastwood regge praticamente da sola questo confronto sulla lunga distanza, adesso l’auspicio è quello di poterla rivedere sul grande schermo con una sceneggiatura più solida e articolata alle spalle, capace di valorizzare non solo le sue doti recitative ma anche la storia stessa, qui poco propensa a catturare l’attenzione dello spettatore. Niente di speciale questo “M.F.A.”, nonostante le buone intenzioni di partenza: per Natalia Leite la strada è ancora in salita.

2,5

(Paolo Chemnitz)

m.f.a.

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