1922

1922di Zak Hilditch (Stati Uniti, 2017)

Le grandi coltivazioni di granturco sono una delle immagini simbolo del Nebraska, un territorio sconfinato proprio nel cuore degli Stati Uniti. Una cornice suggestiva nella quale si muovono i protagonisti di “1922”, film prodotto da Netflix e ispirato all’omonimo racconto di Stephen King (incluso nella raccolta “Notte Buia, Senza Stelle”). Alla regia troviamo un nome che già ci aveva convinti in passato (Zak Hilditch), salito alla ribalta nel 2013 per l’accattivante dramma apocalittico “These Final Hours”.
In una fatiscente stanza d’albergo, l’agricoltore Wilfred James scrive una lettera in cui confessa l’omicidio della moglie Arlette, commesso qualche anno prima con la complicità del figlio quattordicenne Henry: parte da qui “1922”, per poi entrare in quella fattoria per risalire all’origine dei vari accadimenti. Il terreno attorno alla dimora, di proprietà della donna, sta per essere ceduto. Lei vuole trasferirsi in città per aprire un negozio, il marito invece è contrario (“le città sono per gli stupidi”) ma non può opporsi alla decisione, così durante una notte, mentre Arlette è nel letto, Wilfred sgozza la moglie con l’aiuto del ragazzino gettando poi il corpo in un pozzo in mezzo ai campi.
Zak Hilditch non preme mai sull’acceleratore, perché è la narrazione stessa che lo richiede: “1922” è una lenta discesa nella follia e nei sensi di colpa dell’uomo (un lercio e notevole Thomas Jane), talmente ossessionato da quel delitto da dover convivere con le allucinazioni più orribili. Il sintomo di tale condizione è rappresentato dai topi, i quali fanno la loro prima nefasta apparizione nel pozzo, sgusciando sul corpo e nella bocca del cadavere di Arlette (una scena disturbante di sicuro impatto). La persecuzione è un tema importante dell’opera che viene trattato con la giusta attenzione verso la psicologia del protagonista, infatti sono proprio questi ratti ad accompagnare il delirio di Wilfred: avanzano, mordono, rosicchiano la sua mente e penetrano ovunque, come un nemico che ti circonda fino a neutralizzarti.
Netflix, piattaforma quasi impeccabile per le serie tv ma meno per i prodotti cinematografici, questa volta non sbaglia. “1922” è una pellicola ovviamente di taglio televisivo (essenziale quanto basta, anche nei dialoghi), ma è capace di offrirci splendide suggestioni che non tradiscono affatto la sua fonte di ispirazione. C’è un legame invisibile tra “1922” e “I Figli Del Grano”, altro racconto di Stephen King poi diventato “Grano Rosso Sangue” (1984) per il grande schermo. Ancora il Nebraska (uno stato di riferimento per lo scrittore del Maine), ancora campi sterminati, ancora una coppia in crisi sulla via della distruzione.
Infine resta da sottolineare la valida colonna sonora curata (anche) da quel geniaccio di Mike Patton, un motivo in più per conoscere questo film di spessore, un affondo spietato nella società rurale degli anni venti ma anche un horror psicologico che scatena quei demoni interiori troppe volte lasciati al caso nel cinema di riferimento. Sangue, topi e granturco, una bella combo.

4

(Paolo Chemnitz)

1922-netflix

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