Bad Day For The Cut

bad day for the cutdi Chris Baugh (Gran Bretagna, 2017)

Direttamente dagli schermi del Sundance Festival, ecco l’ennesimo violento revenge thriller, questa volta dal Regno Unito (esattamente dall’Irlanda del Nord). Un debutto sulla lunga distanza per il regista Chris Baugh.
Nigel O’Neill interpreta Donal, un uomo di mezza età molto affezionato alla madre (Florence). I due vivono insieme nella fattoria di famiglia e l’unico svago per il protagonista è il pub nelle ore serali. Quando un gruppo di uomini irrompe nella casa e uccide la mamma di Donal, è solo l’inizio di una vendetta personale che riporta alla luce alcune profonde radici del passato, legate al terrorismo dell’IRA.
Se non fosse per la grigia campagna irlandese sullo sfondo, “Bad Day For The Cut” a prima vista potrebbe sembrare un film girato in qualche dimenticata provincia americana. L’impianto è simile, così come la storia, una minestra riscaldata che non offre nulla di particolarmente originale, eccetto una piacevole divagazione: il black humour. Se il regista avesse insistito maggiormente su questo aspetto, l’opera probabilmente avrebbe evitato di prendersi troppo sul serio, anche perché con il trascorrere dei minuti emergono alcune falle che non convincono a pieno (soprattutto nella seconda parte, con l’innesto di nuovi personaggi purtroppo meno prorompenti rispetto alle intenzioni del regista). La scena dell’impiccagione non riuscita è quasi surreale, ma permette al film di regalarci un sorriso che a fine visione rimane ben stampato nelle immagini da ricordare, così come le azioni del co-protagonista Bartosz, un giovane polacco inetto che funziona a dovere come spalla di Donal. I metodi poco ortodossi con i quali quest’ultimo si fa giustizia ed estorce confessioni alle vittime sono piuttosto bizzarri e divertenti (pentole bollenti sulla fronte o un ferro da stiro sui genitali), ma questo motore trascinante incarnato dal caparbio e inconsolabile figlio di Florence non basta a risollevare le sorti di una pellicola in fin dei conti scorrevole ma troppo effimera nel suo sviluppo.
Dopo i titoli di coda resta un vago di senso di incompiutezza, dettato anche da una formula poco ingegnosa che ricalca uno schema ormai eccessivamente abusato, il tipico intreccio banale che dal pesce più piccolo risale fino a quello più grosso. Troppo facile così, ma Chris Baugh non è certo Jeremy Saulnier.

2,5

(Paolo Chemnitz)

bad day

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