Strade Di Fuoco

strade di fuocodi Walter Hill (Stati Uniti, 1984)

“Strade Di Fuoco” è il lavoro che chiude la prima parte della carriera di Walter Hill, costellata da grandi film come il cult “I Guerrieri Della Notte” (1979) o l’ottimo “I Guerrieri Della Palude Silenziosa” (1981). L’opera, nonostante un budget imponente, si rivelò un flop colossale al botteghino e costrinse il regista a ripartire da zero con pellicole più leggere, prima di riprendere quota sul finire degli 80s. All’epoca “Streets Of Fire” (nel suo titolo originale) non è stato capito da nessuno: eppure con il tempo è stato moderatamente rivalutato, considerando che non bisogna prenderlo come un semplice film citazionista. In realtà Walter Hill, più o meno inconsapevolmente, stava partecipando alla creazione di un modello di cinema molto abusato negli anni a venire, con un taglio da videoclip prorompente capace persino di contaminare le emergenti emittenti musicali del periodo.
La popstar Ellen (Diana Lane) viene rapita da una banda di motociclisti: l’incipit è semplice, diretto e mette subito le cose in chiaro, Walter Hill ci vuole intrattenere con una formula di facile presa. Il fidanzato della ragazza (il ricco manager Billy) ingaggia così un mercenario (Cody, il belloccio Michael Paré), un tempo impegnato con lei. I due, insieme alla coraggiosa McCoy entrano in una zona proibita di New York chiamata Battery, dove comanda la gang di Raven Shaddock (un convincente Willem Dafoe) che tiene prigioniera la giovane cantante.
“Strade Di Fuoco” riprende le suggestioni notturne viste ne “I Guerrieri Della Notte”, influenzato anche da un’opera seminale come “1997: Fuga Da New York” (1981) di John Carpenter, mescolando il western urbano con l’action/thriller dai contorni fumettistici, il musical e il dramma sentimentale. Un frullato di generi coraggioso ma capace di scontentare la critica, proprio per le troppe sfumature contemplate al suo interno. Ma il fascino di questa pellicola non va certo ricercato nell’amalgama (comunque discreta) tra le varie componenti, né tantomeno nella scialba e inespressiva prova attoriale di Michael Parè, perché le motivazioni che rendono speciale questo film sono altre: in primo luogo le atmosfere di una metropoli proiettata nel futuro (le luci al neon richiamano “Blade Runner”), ma rimasta ancorata anche a un passato che si palesa con la fiammante Mercury del 1951 guidata da Cody. Senza dimenticare l’aspetto musicale (a rock & foll fable recita la tagline) incarnato dalla splendida Diana Lane, capace di spostare l’attenzione su nuove coordinate che evitano la sterile ripetizione di quanto visto negli anni precedenti.
“Strade Di Fuoco” doveva essere il primo capitolo di una trilogia, ma le cose sono andate diversamente. Nonostante ciò, pur non rientrando di certo nel cinema di confine di cui parliamo solitamente sul blog, merita la giusta considerazione alla luce di quanto detto sopra. Per una nostalgica serata anni ottanta senza troppe pretese, si può rivelare un film perfetto.

3,5

(Paolo Chemnitz)

streets of-fire

 

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