Porno Holocaust

Porno Holocaustdi Joe D’Amato (Italia, 1981)

Tra i vari film girati da Joe D’Amato a Santo Domingo e dintorni (il cosiddetto periodo caraibico), “Porno Holocaust” ha un posto speciale nel nostro cuore. Si tratta di un lavoro girato con quattro soldi ma talmente delirante da entrare nelle grazie di noi appassionati, un po’ come tutto il cinema di questo regista così eclettico che ancora oggi non smettiamo mai di celebrare. Il film si pone in maniera complementare rispetto a “Le Notti Erotiche Dei Morti Viventi”, realizzato l’anno precedente: se quel titolo si può definire un horror contaminato dal porno, qui l’equilibrio è ribaltato in favore dell’aspetto hard, il quale occupa una buona parte della pellicola (ecco che si spiega la durata di quasi due ore).
“Porno Holocaust” rimanda immediatamente a “Cannibal Holocaust” (1980), ma in questo caso i cannibali sono sostituiti da un uomo mostruoso dal volto sfigurato e dal fallo abnorme, cresciuto su un’isola tropicale dove alcuni esperimenti nucleari hanno provocato delle terribili mutazioni genetiche tra gli animali. Così uno scienziato, una coppia di biologi in crisi, una contessa, un tenente della marina, il dottor Leimor (il solito gigante George Eastman) e la dottoressa Annie partono alla volta di questo luogo, in cerca di risposte. Qualcuno però ha disancorato la loro barca: il gruppo è costretto a difendersi dagli attacchi sempre più violenti di questa creatura primitiva, la quale vive in una grotta ed è riconoscibile per il respiro affannoso (autocitazione d’obbligo che ci riporta dritti ad “Antropophagus”).
Bisogna attendere un bel po’ prima che il gruppo raggiunga l’isola, così nel frattempo assistiamo ad amplessi più o meno credibili (Annj Goren non ci sembra troppo convinta e coinvolta quando viene scopata da due negri del posto infilati last minute nel cast, uno dei quali con notevoli problemi di erezione). Nella seconda parte del film il sangue fa timidamente la sua comparsa, Joe D’Amato infatti si concentra quasi esclusivamente sul mix tra horror e pornografia, deliziandoci (diciamo così) con le scorribande di questo individuo dal pene gigante di gomma e lattice (un paio di protagoniste vengono sventrate, con Dirce Funari costretta a un pompino cult entrato negli annali del cinema sexploitation).
In questo minestrone c’è ovviamente poco da salvare: la recitazione è approssimativa, il plot è scolastico e tutto ruota attorno a qualche mitica scena trash che ben si integra con l’allegra deriva hard della pellicola. Con in più una discreta colonna sonora firmata da Nico Fidenco. Joe D’Amato, qui per giunta affiancato da Bruno Mattei (non accreditato), riesce comunque a smarcarsi dai soliti b-movie visti e rivisti del periodo: la sua contaminazione di generi, seppur spartana, risulta come sempre audace e originale, una prerogativa che trasforma anche un prodotto sulla carta trascurabile come “Porno Holocaust” in uno strambo film estremo da ricordare.

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(Paolo Chemnitz)

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