Love

love_di Gaspar Noé (Francia/Belgio, 2015)

Il regista franco-argentino ha dovuto attendere quasi tre lustri per mettere in scena questa sua autobiografia, “Love” infatti era previsto fin dai tempi di “Irréversible” (2002) ma poi non se ne fece più nulla. Si tratta di un’opera che concettualmente aggiunge poco alla filmografia di Gaspar Noé, un lavoro che rimescola gli elementi portanti del suo modo di fare cinema: sangue, sperma e lacrime, l’essenza della vita.
“Love” è stato bollato frettolosamente come un porno dai soliti moralisti: in realtà è un melodramma erotico con scene hard esplicite, nelle quali il sesso non è simulato e lo sperma finisce addirittura sulla telecamera. Dopotutto sarebbe impossibile raccontare un tormentato rapporto censurandolo del suo lato più morboso e perverso, quella componente carnale che segna l’attrazione e il declino di una coppia come quella protagonista della pellicola, lui Murphy (belloccio americano giunto a Parigi per girare dei film) e lei Electra (giovane artista instabile e aperta a ogni tipo di esperienza, proprio come il suo partner). Un giorno i due accolgono nel loro letto la spigliata diciassettenne Omi per un threesome, il primo passo verso la fine della loro relazione, segnata anche da serate in club di scambisti e incontri a tre con transessuali.
Come per “Irréversible”, pure in questo caso l’iter narrativo scorre al contrario (ma non in modo lineare), poiché assistiamo a diversi salti temporali e a un incipit piuttosto eloquente: Murphy è infelice con un figlio non voluto e con in casa la compagna che non ama, la giovane Omi appunto. E sempre sulla linea di “Irréversible”, anche in “Love” il tempo sembra distruggere tutto, senza possibilità di recuperare o cambiare il passato, i propri errori, con il protagonista disperato perché non può più riavere la sua amata Electra. Ma siamo sicuri che si tratti di vero amore? Noé ci descrive un rapporto principalmente basato sul sesso, sulla gelosia e sulla possessività, situazioni spesso portatrici di insicurezza e violenza (Murphy che spacca la bottiglia in testa all’ex di Electra, interpretato dallo stesso regista con un parrucchino in testa!), mentre nella coppia notiamo che il dialogo, la condivisione e la comprensione sono dinamiche praticamente assenti, come se l’amore fosse solo una scintilla di passione che brucia e poi si consuma lentamente, una chimica priva di sentimento, senza possibilità di alimentarla neppure con la trasgressione extraconiugale.
Le sequenze hard mostrate nel film non sono mai gratuite o volgari: da rimarcare quell’inquadratura fissa dall’alto che lascia sospesa ogni scena come in una sorta di fermo immagine nel quale si muovono gli attori, consumando la loro vita in un’azione che si ripete fino allo sfinimento ma che genera solo un piacere momentaneo e mai universale.
Gaspar Noé in pratica è Murphy (personaggio controverso ben interpretato da Karl Glusman), il giovane uomo venuto da lontano che ama “2001: Odissea Nello Spazio” (1968), che va alle feste con la maglietta di Fassbinder (il nome è scritto come il logo dei Metallica!) e che a casa ha i poster di “Taxi Driver” (1976) o di “M – Il Mostro Di Düsseldorf” (1931). Senza dimenticare una colonna sonora che riprende sia la nenia di “Profondo Rosso” (1975) che le note di “Distretto 13: Le Brigate Della Morte” (1976) di John Carpenter. Un citazionismo che ripercorre alcune tappe toccate dal regista durante la vita: “Love” non è certo il suo capolavoro ma è cinema dell’eccesso diretto con uno stile inconfondibile e come al solito drammatico e profondamente nichilista (“I’m a loser. Yeah, just a dick. And dick has no brain. A dick has only one purpose: to fuck. And I fucked it all up. Yeah. I’m good at one thing: fucking things up”). Un’opera quindi essenziale per decifrare la filosofia di Gaspar Noé, capace ancora una volta di regalarci una pellicola di spessore. Alla faccia dei pregiudizi.

4

(Paolo Chemnitz)

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