Il Tunnel Dell’Orrore

il tunneldi Tobe Hooper (Stati Uniti, 1981)

Il 26 agosto del 2017 è morto Tobe Hooper. Uno dopo l’altro i pezzi da novanta dell’american horror ci salutano: restano però i loro film, non sempre perfetti, ma sicuramente importanti se contestualizzati nel periodo della loro uscita. Di “Non Aprite Quella Porta” (1974) e di “Quel Motel Vicino Alla Palude” (1976) abbiamo parlato in lungo e in largo, oggi quindi facciamo un salto in avanti di cinque anni per ripercorrere l’ingresso del regista nel decennio successivo, segnato positivamente nella prima parte (ricordiamo il sodalizio con Steven Spielberg in “Poltergeist” del 1982) ma anche portatore di un (precoce) declino dal quale Hooper non seppe mai risollevarsi.
“Il Tunnel Dell’Orrore” (“The Funhouse” nel suo titolo originale) è un’opera molto diversa dal passato, stavolta girata in Florida e in pieno stile 80s: l’incipit è molto eloquente in tal senso, perché Tobe Hooper sembra voler giocare con il cinema dei grandi classici. Cita sia “Halloween” (1978) che “Psycho” (1960), ma quell’irruzione nella doccia si rivela solo uno scherzo di pessimo gusto, così come il resto del film, che si muove in bilico tra rimandi vintage (“Freaks” e “Frankenstein”) e atmosfere da teen-slasher contemporaneo (il gruppetto di ragazzi perseguitato da un killer), senza mai prendersi troppo sul serio.
Amy, Buzz, Richie e Liz sono quattro giovani in cerca di brividi, i quali decidono di trascorrere una notte dentro il famigerato tunnel dell’orrore, il luogo spaventoso per eccellenza dove però il figlio del proprietario ha appena compiuto un vero omicidio. Testimoni di questo fatto increscioso, le due coppie dovranno vedersela con questo deforme subumano (fonte di ispirazione per il freak presente pochi anni dopo in “Phenomena”), intenzionato a non farli uscire da quell’attrazione ormai divenuta una trappola.
L’ambientazione nel luna park è indovinata e originale (in pochi l’avevano sfruttata precedentemente) ed è avvalorata da una fotografia satura di colori accesi ma allo stesso tempo cupa e sgranata, un mood intrigante che sopperisce alla quasi assenza di elementi splatter, a voler testimoniare la bontà di un lavoro rivolto soprattutto a un pubblico di teenager (la presenza del bambino curioso è alquanto inutile ma è un chiaro segnale lanciato dal regista). Hooper gira così un horror semplice di cui molti di voi avranno un piacevole ricordo, proprio perché le pretese qui sono ridotte ai minimi termini.
“Il Tunnel Dell’Orrore” è puro intrattenimento che poggia su alcuni elementi macabro-circensi da sempre fonte di fascinazione per ogni ragazzino: superata una prima mezz’ora lenta e introduttiva, il film si snoda all’interno di questo posto come un’avventura in un regno fantastico ma pericoloso, lasciando a fine visione discrete sensazioni. Il peso degli anni si sente, ma collocando la pellicola durante i primi bagliori di quel decennio, gli effetti collaterali non sono poi così evidenti. Dopo Leatherface, un nuovo mostro umano è sulla nostra strada: questo è il cinema di Tobe Hooper, il quale utilizza il diverso come elemento perturbante senza ricorrere a mirabolanti invenzioni. Qui basta un giretto al luna park per trascorrere novanta minuti di sana nostalgia.

3

(Paolo Chemnitz)

il tunn

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