Venerdì 13 Parte III: Weekend Di Terrore

venerdìdi Steve Miner (Stati Uniti, 1982)

Nel cinema horror, ogni saga deve essere immediatamente riconducibile a un personaggio, un assassino o un mostro che catturi subito la nostra attenzione, soprattutto a livello iconografico. Pensiamo a Leatherface, a Michael Myers o a Freddy Krueger, da sempre simboli immortali nell’immaginario di tantissimi fan. Dopo i primi due capitoli di “Venerdì 13”, Jason Voorhees è invece un oggetto misterioso: in “Friday The 13th” (1980) praticamente non lo vediamo, mentre nel sequel “Friday The 13th Part 2” (1981) egli appare con un anonimo sacco di juta in testa. Troppo poco per un villain che ha fatto storia, così è nel terzo capitolo che ritroviamo il nostro psicopatico con la sua inseparabile maschera da hockey su ghiaccio.
Steve Miner (già produttore del primo film e regista del secondo) torna dietro la telecamera per raccontare ancora una volta le disavventure di un gruppo di ragazzi, finiti ovviamente in villeggiatura nel posto sbagliato (una fattoria nei pressi di Crystal Lake). “Friday The 13th Part III” (questo il titolo originale) ha il merito di far nascere un villain finalmente riconoscibile, una figura tra le più dinamiche del cinema horror poiché non solo egli cambia spesso caratteristiche (maschere diverse, fisionomia sempre in evoluzione), ma è capace (e lo vedremo con il quarto episodio della serie) di mostrare poteri sovrannaturali. Chi non muore (o chi muore, fate voi), si rivede.
Questo terzo lavoro non offre di certo un diversivo importante al linguaggio tipico degli slasher del periodo, ma è capace di intrattenere soprattutto grazie a una parte conclusiva sicuramente azzeccata: la lotta tra Jason e la final girl di turno (Chris) è notevole (con tanto di apparizione mostruosa della mamma Pamela Voorhees), nonostante le solite forzature del caso (ma in queste circostanze il realismo degli eventi a noi interessa poco). Inoltre l’opera ci regala un body count con omicidi variegati e divertenti, tra i quali spicca quello che cita Tom Savini in un articolo della rivista Fangoria.
Il film fu realizzato in 3D (lo si nota dai bizzarri titoli iniziali in realtà tridimensionali), con le armi che una volta lanciate fuoriescono dallo schermo, una trovata che però fu messa in pratica solo nelle sale giapponesi. Alla resa dei conti, questo “Venerdì 13 Parte III: Weekend Di Terrore” è uno slasher basilare per i seguaci della saga, i quali sicuramente avranno chiuso un occhio su una prima parte claudicante e sinceramente piuttosto monotona. Ma ciò che conta è Jason in maschera, il resto è storia. Motivo per cui nella valutazione complessiva aggiungiamo una doverosa mezza stella in più.

3,5

(Paolo Chemnitz)

ven13

 

2 thoughts on “Venerdì 13 Parte III: Weekend Di Terrore

  1. Per me, il capitolo migliore -e sicuramente il più autoironico- è Venerdì 13 pt VI – Jason Vive. Tutti gli ingredienti della saga si ripresentano (lo sceriffo idiota e incazzato, i ragazzi arrapati) e, non essendo più una novità, vengono gonfiati in maniera grottesca in un rosario di fantasiosi ammazzamenti di gente che non c’entra nulla con la trama (i manager che giocano alla guerra su tutti). Uscisse oggi, magari con la firma di Taratino o Rodriguez, sarebbe un istant-cult. Menzione d’onore per la sondtrack di Alice Cooper, con “Hardrock Summer”, “Teenage Frankenstein” e l’ode a Jason “(He’s Back) The Man Behind the Mask”

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  2. Pingback: Friday the 13th Part III: recensione del film

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