Il Grande Inquisitore

il grande indi Michael Reeves (Gran Bretagna, 1968)

Matthew Hopkins è stato il più celebre inquisitore vissuto in Gran Bretagna. Tra il 1644 e il 1646 egli fu responsabile della morte di oltre trecento donne, tutte accusate di stregoneria, praticamente lo stesso numero di persone uccise nei cento anni precedenti dalla stessa inquisizione! Anche se la pratica della tortura era fuorilegge in Inghilterra, Hopkins spesso ricorreva a tecniche quali la privazione del sonno per estorcere confessioni alle sospettate. Altre volte feriva il braccio delle accusate con un coltello: se dalla ferita fuoriusciva poco sangue, questo era segno inequivocabile di colpevolezza.
“Il Grande Inquisitore” (“Witchfinder General” nel titolo originale) rende omaggio alla storia di questo ufficiale di Dio (autoproclamatosi tale), un uomo cattivo, avido e misogino interpretato da un grandissimo Vincent Price. Gli eventi prendono spunto da un romanzo di Ronald Bassett vagamente ispirato alla figura di Hopkins, anche se è giusto rimarcare il carattere non del tutto biografico della pellicola, la quale spesso sposta la sua attenzione su un soldato disertore disposto a qualunque cosa pur di uccidere il protagonista (le vicende si svolgono durante la guerra civile inglese).
È solo il 1968 ma “Il Grande Inquisitore” si pone come un prodotto di avanguardia se consideriamo le immagini estreme che vengono mostrate: scene di sadismo che tuttavia costarono al film grossi problemi con la censura, con tagli non indifferenti nel Regno Unito e un esercito di critici a dir poco disgustati dall’opera. Andò un po’ meglio negli Stati Uniti, dove il film fu proiettato con il titolo “The Conqueror Worm” senza ridimensionamenti importanti. La riscoperta definitiva comunque giunse da lì a poco, poiché il regista Michael Reeves morì l’anno successivo di overdose (a soli 25 anni), lasciando in eredità un immaginario cinematografico che attirò nel tempo numerosi estimatori, anche in ambito musicale, non a caso “Hopkins (The Witchfinder General)” è il titolo di uno dei brani più celebri dei doom-metallers inglesi Cathedral.
“Il Grande Inquisitore” paga solo un certo invecchiamento estetico (ormai sono trascorsi cinquant’anni dalla sua uscita), lo si nota dagli effetti poco riusciti e da un’atmosfera vintage da tipico film di stampo 60s, prerogative che comunque intaccano solo marginalmente il valore storico di una pellicola oggi considerata di culto, almeno nel Regno Unito. Un fascino che ha molto da dire, soprattutto in un’ottica legata al futuro sviluppo della corrente folk-horror.

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(Paolo Chemnitz)

il grande inqui

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3 thoughts on “Il Grande Inquisitore

  1. Bel film di un grande cineasta ancora oggi misconosciuto. Price come sempre impagabile. Nella recensione, per me un film da 3 stelle ma ricco di sequenze memorabili.

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